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Discussione: test sui pallini biodegradabili?

  1. #171
    Soldataccio L'avatar di JUMP62
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    Ammettendo che via sia una convenienza del SA italiano a sollevare questo vespaio, fingendo che esista una organizzazione di SA a livello nazionale in grado di spendere decine di migliaia di euro (in considerazione della quantità di marchi differenti di pallini bio commercializzati in Italia) chi pensi sarebbe così folle da porre il proprio sigillo di garanzia su una busta di pallini?

    Io ho sempre fatto il commerciale e di palle non me ne possono raccontare...vi sono dei marchi di pallini che non sono produttori e, quindi, da uno stock di fornitura all'altro possono rivolgersi a differenti produttori con il risultato che non si può mai sapere cosa abbiamo "certificato". Vi è una miriade di marchi di pallini che vengono distribuiti e non prodotti dalla azienda che li "marchia".

    Come possiamo essere sicuri che i pallini siano sempre gli stessi della fornitura effettivamente analizzata?

    Nel malaugurato caso in cui qualche utilizzatore dei pallini venisse sanzionato alla eventuale verifica di biodegradabilità, il primo ad essere chiamato in causa sarà proprio chi avrà apposto un marchio di "garanzia".

    Quindi l'eventuale Ente nazionale avrà spese decine di miglia di euro dei soci (essendo queste entità prive di sponsor) per certificare un importatore che trarrà enorme beneficio senza spendere nulla.

    Non la vedo una grande idea.

    Ma se qualcuno pensa che sia la cosa giusta da fare, allora basterebbe che un gruppo di giocatori di SA promuovesse una bella colletta nazionale e si proponesse come "garante" della certificazione.
    Ma sono sicuro che non si costituirà mai un tale comitato spontaneo...

    Come in ogni fiaba, chiudo con la morale:

    SONO TUTTI FINOCCHI CON IL CULO DEGLI ALTRI!!!!

  2. #172
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    Quote Originariamente inviata da JUMP62 Visualizza il messaggio
    Ammettendo che via sia una convenienza del SA italiano a sollevare questo vespaio, fingendo che esista una organizzazione di SA a livello nazionale in grado di spendere decine di migliaia di euro (in considerazione della quantità di marchi differenti di pallini bio commercializzati in Italia) chi pensi sarebbe così folle da porre il proprio sigillo di garanzia su una busta di pallini?

    Io ho sempre fatto il commerciale e di palle non me ne possono raccontare...vi sono dei marchi di pallini che non sono produttori e, quindi, da uno stock di fornitura all'altro possono rivolgersi a differenti produttori con il risultato che non si può mai sapere cosa abbiamo "certificato". Vi è una miriade di marchi di pallini che vengono distribuiti e non prodotti dalla azienda che li "marchia".

    Come possiamo essere sicuri che i pallini siano sempre gli stessi della fornitura effettivamente analizzata?

    Nel malaugurato caso in cui qualche utilizzatore dei pallini venisse sanzionato alla eventuale verifica di biodegradabilità, il primo ad essere chiamato in causa sarà proprio chi avrà apposto un marchio di "garanzia".

    Quindi l'eventuale Ente nazionale avrà spese decine di miglia di euro dei soci (essendo queste entità prive di sponsor) per certificare un importatore che trarrà enorme beneficio senza spendere nulla.

    Non la vedo una grande idea.

    Ma se qualcuno pensa che sia la cosa giusta da fare, allora basterebbe che un gruppo di giocatori di SA promuovesse una bella colletta nazionale e si proponesse come "garante" della certificazione.
    Ma sono sicuro che non si costituirà mai un tale comitato spontaneo...

    Come in ogni fiaba, chiudo con la morale:

    SONO TUTTI FINOCCHI CON IL CULO DEGLI ALTRI!!!!

    Da bravo (suppongo) commerciale quale sei sai perfettamente che il prodotto (genere di largo consumo) che si compra non lo si compra solo per le caratteristiche intrinseche ma per "l'immagine" che esso trasmette al consumatore (e qui mi fermo perchè se no dovremmo scrivere un paio di pagine di trattati di merchandising/marketing/psicosociologia comportamentale).
    Detto ciò immagina un ente nazionale (tipo es. CSEN, ANSWG ecc) che contatta un numero qualificato e ristretto di produttori/importatori di bb bio e gli propone, a fronte di reali cerificazioni, un'operazione di marketing come quella del bollino (suggerito, consigliato, approvato ecc)
    La vedi così difficile?

    Quanto poi alla conformità del dichiarato sulle partite di materiale, la difformità se dolosa presuppone la truffa in commercio, ma mi domando francamente a che pro (produco bb bio reali e d'improvviso uso plastica vulgaris, nessuno se ne accorge della differenza?)
    Per ulteriore scupolo se proprio vogliamo stare dalla parte del giusto, diamo all'ente l'onere di fare effettuare presso laboratorio qualificato la certificazione (diciamo circa 4/5.000 euro a prodotto) .
    Nulla toglie che a questo onere economico vi sia un altrettanto ritorno attraverso accordi con il produttore/importatore (sconti ecc)
    come in qualsiasi operazione del genere gli oneri e i vantaggi anche economici possono essere per entrambi, senza vedere alcunchè di scandaloso o riprovevole.

    Sempre così scettico?

    A proposito di sollevare il vespaio, la mia idea nasce proprio, sulla base di situazioni accadute un pò dapperutto sul territorio, dal gestire da "gente del mestiere" la cosa, almeno metterla sui giusti binari, prima che il solito "sapiente" legislatore o politico faccia danni

    Ed infine, non escludo che un ASD o un gruppo di ASD (singoli individui la vedo ingestibile) possa sobbarcarsi l'onere di una simile operazione, non mi risulta però che vi sia nessuna ASD così nota a livello nazionale da potere far si che il proprio marchio possa influire sulle scelte di acquisto, a meno che si uniscano più ASD note in locale. Ma a questo punto non è più semplice un ente nazionale, noto a tutti?
    Ultima modifica di zerosoft; 21/04/2012 a 12:12

  3. #173
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    Da bravo (suppongo) commerciale quale sei sai perfettamente che il prodotto (genere di largo consumo) che si compra non lo si compra solo per le caratteristiche intrinseche ma per "l'immagine" che esso trasmette al consumatore (e qui mi fermo perchè se no dovremmo scrivere un paio di pagine di trattati di merchandising/marketing/psicosociologia comportamentale).
    Detto ciò immagina un ente nazionale (tipo es. CSEN, ANSWG ecc) che contatta un numero qualificato e ristretto di produttori/importatori di bb bio e gli propone, a fronte di reali cerificazioni, un'operazione di marketing come quella del bollino (suggerito, consigliato, approvato ecc)
    La vedi così difficile?

    Quanto poi alla conformità del dichiarato sulle partite di materiale, la difformità se dolosa presuppone la truffa in commercio, ma mi domando francamente a che pro (produco bb bio reali e d'improvviso uso plastica vulgaris, nessuno se ne accorge della differenza?)
    Per ulteriore scupolo se proprio vogliamo stare dalla parte del giusto, diamo all'ente l'onere di fare effettuare presso laboratorio qualificato la certificazione (diciamo circa 4/5.000 euro a prodotto) .
    Nulla toglie che a questo onere economico vi sia un altrettanto ritorno attraverso accordi con il produttore/importatore (sconti ecc)
    come in qualsiasi operazione del genere gli oneri e i vantaggi anche economici possono essere per entrambi, senza vedere alcunchè di scandaloso o riprovevole.

    Sempre così scettico?

    A proposito di sollevare il vespaio, la mia idea nasce proprio, sulla base di situazioni accadute un pò dapperutto sul territorio, dal gestire da "gente del mestiere" la cosa, almeno metterla sui giusti binari, prima che il solito "sapiente" legislatore o politico faccia danni

    Ed infine, non escludo che un ASD o un gruppo di ASD (singoli individui la vedo ingestibile) possa sobbarcarsi l'onere di una simile operazione, non mi risulta però che vi sia nessuna ASD così nota a livello nazionale da potere far si che il proprio marchio possa influire sulle scelte di acquisto, a meno che si uniscano più ASD note in locale. Ma a questo punto non è più semplice un ente nazionale, noto a tutti?

    Guarda che il problema è già stato affrontato e ti garantisco che il mio pensiero è condiviso.
    Visto che ritieni semplice e conveniente l'operazione potresti farti promotore di un gruppo di asd che si operino per raggiungere il risultato di creare una sorta di sigillo di garanzia per i pallini.

    Quanto alla tua affermazione: Per ulteriore scupolo se proprio vogliamo stare dalla parte del giusto, diamo all'ente l'onere di fare effettuare presso laboratorio qualificato la certificazione (diciamo circa 4/5.000 euro a prodotto) .
    Nulla toglie che a questo onere economico vi sia un altrettanto ritorno attraverso accordi con il produttore/importatore (sconti ecc)

    Non mi risulta che nessuno ente/organizzazione provveda ad acquistare i pallini per le associazioni per poi rivenderli..ergo ritengo che nessun ente/associazione abbia un "ritorno economico" espresso in scontistica.

    Volendo "abbracciare" la tua proposta. lente/organizzazione XYZ dovrebbe fare testare almeno 10 marche differenti di pallini, anticipare spese per circa 50mila euro per poi incassare una sorta di royalty su ogni sacchetto venduto.
    Quindi: fidarsi dei dati di vendita forniti dal produttore/importatore per recuperare i 50mila euro investiti.

    Alternativa sarebbe affittare un fondo commerciale, acquistare i pallini (investendo denaro..) incaricare una persona (ovviamente retribuita..) ed imporre a tutti gli associati a livello nazionale di acquistare i pallini direttamente dall'ente/organizzazione XYZ.

    Non vedo nel panorama del Sa italiano una organizzazione in grado di fare una scelta del genere.
    Oltretutto la cosa potrebbe anche essere visto quale attività commerciale incompatibile con la attività di una organizzazione di SA.

    Comunque, comprendendo il tuo giusto interesse, per essere più realistici, potresti fare una proposta richiesta all'ente/organizzazione a cui siete affiliati e sicuramente otterrai delle risposte anaolghe alla mia..----------

    Ultima modifica di JUMP62; 21/04/2012 a 19:31

  4. #174
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    Guarda che il problema è già stato affrontato e ti garantisco che il mio pensiero è condiviso.
    Visto che ritieni semplice e conveniente l'operazione potresti farti promotore di un gruppo di asd che si operino per raggiungere il risultato di creare una sorta di sigillo di garanzia per i pallini.

    Quanto alla tua affermazione: Per ulteriore scupolo se proprio vogliamo stare dalla parte del giusto, diamo all'ente l'onere di fare effettuare presso laboratorio qualificato la certificazione (diciamo circa 4/5.000 euro a prodotto) .
    Nulla toglie che a questo onere economico vi sia un altrettanto ritorno attraverso accordi con il produttore/importatore (sconti ecc)

    Non mi risulta che nessuno ente/organizzazione provveda ad acquistare i pallini per le associazioni per poi rivenderli..ergo ritengo che nessun ente/associazione abbia un "ritorno economico" espresso in scontistica.

    Volendo "abbracciare" la tua proposta. lente/organizzazione XYZ dovrebbe fare testare almeno 10 marche differenti di pallini, anticipare spese per circa 50mila euro per poi incassare una sorta di royalty su ogni sacchetto venduto.
    Quindi: fidarsi dei dati di vendita forniti dal produttore/importatore per recuperare i 50mila euro investiti.

    Alternativa sarebbe affittare un fondo commerciale, acquistare i pallini (investendo denaro..) incaricare una persona (ovviamente retribuita..) ed imporre a tutti gli associati a livello nazionale di acquistare i pallini direttamente dall'ente/organizzazione XYZ.

    Non vedo nel panorama del Sa italiano una organizzazione in grado di fare una scelta del genere.
    Oltretutto la cosa potrebbe anche essere visto quale attività commerciale incompatibile con la attività di una organizzazione di SA.

    Comunque, comprendendo il tuo giusto interesse, per essere più realistici, potresti fare una proposta richiesta all'ente/organizzazione a cui siete affiliati e sicuramente otterrai delle risposte anaolghe alla mia..----------

    Finisco con questa per non tediare gli altri e ti rispondo.
    Mi pare che in passato, ma correggetemi se sbaglio, qualcuno aveva fatto accordi per l'acquisto di bb con un produttore, poi per ragioni di idoneità la cosa si è conclusa.
    Non sto a spiegarti come si potrebbe procedere senza acquisti dal vertice, visto che sei un commerciale le idee non dovrebbero mancarti, senza pensare ad un discorso di fee/pezzo ingestibibile e poco pratica.
    Mi pare che al massimo 3 marche siano più che sufficienti, l'operazione non vuole testare il "mondo" vuole essere da stimolo, inoltre ha un ritorno se "suggerisci" un numero limitato, se lo fai con tutti che azione di marketing fai?


    Infine l'idea è stata a suo tempo proposta, nel frattempo alcune cose sono cambiate, qualcosa è stato raccolto, se son rose, dice il detto fioriranno, altrimenti passiamo ad altro...

  5. #175
    Spina L'avatar di zeus.
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    Quote Originariamente inviata da zerosoft Visualizza il messaggio
    Finisco con questa per non tediare gli altri e ti rispondo.
    Mi pare che in passato, ma correggetemi se sbaglio, qualcuno aveva fatto accordi per l'acquisto di bb con un produttore, poi per ragioni di idoneità la cosa si è conclusa.
    Non sto a spiegarti come si potrebbe procedere senza acquisti dal vertice, visto che sei un commerciale le idee non dovrebbero mancarti, senza pensare ad un discorso di fee/pezzo ingestibibile e poco pratica.
    Mi pare che al massimo 3 marche siano più che sufficienti, l'operazione non vuole testare il "mondo" vuole essere da stimolo, inoltre ha un ritorno se "suggerisci" un numero limitato, se lo fai con tutti che azione di marketing fai?


    Infine l'idea è stata a suo tempo proposta, nel frattempo alcune cose sono cambiate, qualcosa è stato raccolto, se son rose, dice il detto fioriranno, altrimenti passiamo ad altro...
    Ciao ragazzi, mai sentito parlare di test sulla combustione? la domanda è se i pallini sono biodegradabili? la risposta secondo le mie prove e A seconda del materiale che brucia il colore del fumo cambia, ciò può facilitare il riconoscimento del combustibile. Questo concetto può essere riassunto nella tabella sottostante, usata dai vigili del fuoco per determinare il combustibile, e quindi l'approccio da utilizzare per domare l'incendio. E dipende dal materiale che viene usato.
    test che si può fare direttamente sul campo con tempi di attesa pari a 0 dando fuoco a un pallino biodegradabile e uno in plastica, senza aspettare anni....... spero di essere stato d'aiuto
    ciao ciao

  6. #176
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    Quote Originariamente inviata da zeus. Visualizza il messaggio
    Ciao ragazzi, mai sentito parlare di test sulla combustione? la domanda è se i pallini sono biodegradabili? la risposta secondo le mie prove e A seconda del materiale che brucia il colore del fumo cambia, ciò può facilitare il riconoscimento del combustibile. Questo concetto può essere riassunto nella tabella sottostante, usata dai vigili del fuoco per determinare il combustibile, e quindi l'approccio da utilizzare per domare l'incendio. E dipende dal materiale che viene usato.
    test che si può fare direttamente sul campo con tempi di attesa pari a 0 dando fuoco a un pallino biodegradabile e uno in plastica, senza aspettare anni....... spero di essere stato d'aiuto
    ciao ciao
    Ma nessuno ci può dire se vi siano dei metalli pesanti...inoltre biodegradabilità non significa fotodegradabilità..insomma la materia è ben più complessa...
    Ultima modifica di JUMP62; 13/12/2012 a 00:13

  7. #177
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    Ma nessuno ci può dire se vi siano dei metalli pesanti...inoltre biodegradabilità non significa fotodegradabilità..insomma la materia è ben più complessa...
    e se ne guardano bene dal dichiararlo, avrebbero un crollo delle vendite, mica possono scrivere sulla confezione che i pallini possono contenere tracce di arsenico, cobalto,cromo, manganese e via dicendo...... sta a noi, prendere delle precauzionie cercare di non spargere plastica nostri boschi........ erromeamente io e di sicuro tanti altri, abbiamo pensato di comperare dei pallini scuri per ridurre ulteriormente l'impatto nei boschi, niente di più sbagliato (almeno per la legge ) che si espime pure sul materiale dei pallini, e si esprime sul colore degli stessi il base al decreto legislativo 26 ottobre 2010 n. 204 scaricabile da camera.it/parlam/leggi e pubblicato sulla gazzetta ufficiale n. 288 del 10 dicembre 2010....... che recita così : Gli strumenti denominati " softair" vendibili solo ai maggiori di anni 16, possono sparare pallini in PLASTICA, di colore vivo, per mezzo di aria o gas compressi purchè non superi il joule............ praticamente tutto l'opposto di questa discussione. Allora se non ci pensa nessuno, ci dobbiamo pensare noi a livello di club con un codice di autegolamentazione, se il pallino alla combustione non fà fumo nero è già qualcosa, quelli spacciati per biodegradabili fanno fumo bianco un'altra prova sulle materie plastiche la si può fare immergendo un pallino in una provetta con del acetone, se dopo un paio d'ore il pallino diventa morbido vuol dire che le matere plastiche ci sono, se il pallino è " biodegradabile" dopo 5 min. si avrà una reazione di formazione di co2 sotto forma di bollicine sul pallino, che termina dopo circa 30min, ma il pallino non diventa morbido, rimane della consistintenza originale anche dopo 2 ore da queste prove svolte da me e dal mio club non abbiamo la certezza matematica se il pallino sio bidegradabile oppure biocompatibile, inerte ecc. però abbiamo la certezza che non sia di plastica o altri componenti del genere e di sicuro verranno meglio "digeriti" dal bosco. Nel frattempo proseguo con le mie prove e ricerche...................................... i pallini che abbiamo seminato in giardino/vaso, se sono (bio) impiegheranno dai 5 agli 8 anni prima di decomporsi perchè sono molto duri, lo stesso vele per le ossa degli animali ........... mettete nel vaso un'osso di un ossobuco anch'esso molto duro, impiegherà anche di più per la decomposizione

  8. #178
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    Quella parte del decreto è sospesa fino alla definizione da parte del Ministero di alcune parti: comunque i Marui (ad esempio) contengono amianto, i G&G bio Cellulosa e PP etc.. comunque anche i G&G che sono certificati veramente bio al 90% ci mettono anni a sparire.

    Io rimango sempre alla ricerca del bb bio più bio possibile comunque

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  9. #179
    Lo ammetto! Faccio un uso improprio dei manufatti dei babbani L'avatar di Maurizio87
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    settimana scorsa ho raccolto dei pallini dal parcheggio del campo, sono due anni che usiamo obbligatoriamente i bio, e ogni settimana il parcheggio viene lavato dal lavaggio stradale. Ebbene ne ho raccolti una mezza dozzina che era rimasta tra le crepe dell'asfalto e devo dire che sono belli deteriorati, sono diventati grigi, alcuni hanno delle inclusioni nere e tutti hanno una superficie rugosa tipo pallina da golf.
    Ho provato a fare delle foto, ma anche impostando la macchina su macro non si riesce a vedere nulla.
    Se mi consigliate cme fare delle foto decenti le posto.

  10. #180
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    Vedo che la questione bio è sempre sul fuoco
    Aldilà delle prove non proprio così semplici di identificazione del prodotto sulla base della combustione, visto tra l'altro la multimaterialità, ed il costo non proprio alla portata di tutti per un'analisi chimica, nell'impossibilità della certezza risuggerisco la regoletta semplice semplice di affidarsi all'imballaggio dei bb
    Ovvero se il prodotto è sensibile agli agenti esterni (luce, umidità, ecc) ben difficilmente sarà in sacchetto trasparente, ma sarà in poliaccoppiato, addirittura (G&G) con silica gel anti umidità e sottovuoto.
    Questo almeno è il mio modestissimo parere

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