rapporto del comandante della 4th armored brigade
durante l'operazione holiday in colombia
la 4th armored brigade era formata da una forza di 13ifv, sbarcata dai c130 assieme alla forza complessiva, su una iniziale forza messa a disposizione di 15 veicoli.
durante il dispiegamento sulla fob, il convoglio non ha registrato contatti con le forza ostili locali, ma ha subito problemi ad un paio di veicoli, che ne hanno ridotto la forza a 11 afv.
l'area operativa presentava una conformazione territoriale tatticamente sfavorevole, almeno secondo le iniziali ricognizioni: innumerevoli carrabili erano bloccate da ostacoli naturali e non (proprietà private, strade chiuse, catene, limiti invalicabili), che in principio avevano fatto temere la totale inutilità del comparto veicolare del nostro assetto.
successivamente, alcuni interventi di natura militare (chiarimenti da parte di de di quali tratti carrabili, comunque fossero utilizzabili) hanno reso la situazione più favorevole ed hanno permesso la pianificazione di un ragionevole dispiegamento di forze all'interno dell'ao ostile.
1130am: è cominciato l'imbarco del personale sul convoglio, con alla testa due unità fir, il resto del dispositivo poteva contare su 48 uomini. si sono registrati alcuni ritardi, data l'angusta area di imbarco, ma nel complesso con solo 8 minuti di ritardo, eravamo su strada entro le finestre previste della pianificazione iniziale e che sun ray esporrà più avanti.
sono stati stabiliti 4 posti di blocco minati, che, però, fino a tarda notte non hanno registrato ingaggi di grande entità, né il passaggio di traffico veicolare degno di nota: durante le prime ore delle operazioni, i contatti sono stati sporadici e di bassa entità, cosa ampiamente pronosticata in base alla superiorità delle forze messa in campo dal dispositivo britannico e da una capacità innata, da parte delle forze ostili, di aggirarsi attraverso il territorio indisturbate, fra nativi contadini e paesani.
1600 pm: abbiamo dato inizio al recupero delle unità di ricognizione infiltrate in profondità, trovando peraltro ostacoli limitati al nord, mentre il sud rimaneva in salde mani dei nostri osservatori, che, nel frattempo, avevano guadagnato la cima dell'aspromonte, rapidamente dopo il rilascio, ma con infruttuosi risultati come presenza nemica.
dopo aver inviato un'aliquota di operatori per ingaggiare il dispositivo nemico che teneva inchiodati alcuni nostri osservatori, sono cominciate a giungere info utili al proseguo della missione: sono stati localizzate piantagioni, campo di addestramento, missili chimici e le loro posizioni sono state riportate a sunray, che, una volta rientrate le pattuglie, avrebbe condotto le azioni di seguito riportate.
fino a notte, gli sporadici scontri si sono concentrati a nord, lasciando via libera al recupero di gran parte delle coppie ricognizione ed al rientro delle fir. si sono registrati anche attacchi a radio station e hlz, ma le forze in campo erano sufficienti a respingere gli assalitori. segnaliamo però il pessimo andamento dell'attacco su hlz del pomeriggio: innumerevoli blu su blu hanno fatto più danni degli stessi colombiani, ritengo che una migliore integrazione fra fir e presidio avrebbe evitato di perdere un intero reparto per mano dei rinforzi.
0100am:la notte ha visto propizio l'inserimento forzato di grosse aliquote di nostri operatori nel cuore del territorio nemico, per formare un caposaldo da dove lanciare, successivamente, forze di attacco sugli elusivi obj. per tutta la notte gli attacchi si sono concentrari su di esso, permettendo di ridurre la pressione sugli altri quadranti. notte tempo abbiamo rotto l'assedio del presidio ed abbiamo riunito l'intera 4th armored brigade, pronta per colpire le rampe missili, che continuavano mancare all'appello, e la raffineria.
0400am:verso le prima luci del alba, riusciti nell'intento di ridurre la pressione sui nostri obj, abbiamo deciso di rientrare nella fob per gli inevitabili attacchi dell'ora del morto, tattica usuale dei locali ostili. con la 4th a piena forza operativa, abbiamo tentato il rientro su radio station sotto ingaggio per tutto il giorno, per avvicendare il personale stanco ma invitto, ma, purtroppo, nel tentativo di tagliare i tempi, siamo incappati in due loschi individui di nazionalità germanica, sicuramente contraenti del cartello. non si poteva procedere con l'arresto data la loro nazionalità e, oltretutto, il tempo perso per il controllo ci ha fatto giungere con attimi di ritardo a radio station, che nel frattempo era stata attaccata, e che, data la stanchezza dei suoi operatori e l'aggressività dell'attacco, questa volta è caduta.
rapidamente i veicoli sono rientrati su hq, mentre gli operatori appiedati rientravano tagliando per il campo, raggiungendo direttamente la nostra postazione mortai, in quel momento sguarnita, per attestarsi a difesa.
come era inevitabile, la valanga armata della farc è scesa a piena forza sull'hq britannico, che, con strenua resistenza, coraggio innato e fair play inglese, ha retto l'urto, con un lungo conflitto a fuoco, a dir poco, all'arma bianca!
per noi alla postazione mortai, sembrava destino certo ricevere visite a breve: predisposti a difesa, eravamo pronti, l'attesa però si è fatta lunga e la stanchezza è diventata sonnolenza... quando dal comando abbiamo cominciato a ricevere richieste di disimpegno per riavere attive le fir, dato il recupero delle coordinate di piantagione e rampe missili, pochi attimi dopo aver iniziato il disimpegno dall'obj eccoci baciati dalla sfortuna: la farc ha deciso di scendere nella gola e di prenderci in movimento. lo scontro si è fatto immediatamente duro e sin troppo violento (diciamo cosi... per il quieto vivere): chi non era appostato viene rapidamente eliminato ed i pochi asserragliati tengono la posizione, ma perdono l'obj a causa della corsa di un farc suicida che distrugge la postazione.
rientrati al hq, i preparativi erano già a buon punto: non rimaneva che prendere la testa del convoglio per cercare di prendere il vantaggio perso nelle ultime ore. le farc consce di essere rincorse da una forza aggressiva e ben preparata allo scontro, si sono predisposte a difesa lungo il percorso quasi obbligato del convoglio: nei primi chilometri sembra tutto tranquillo, quando, dal fitto della selva, le prime raffiche colgono la scorta appiedata dell'avanguardia, di fatto bloccando l'avanzata. il budello di sentieri si rivelerà mortale per molti dei nostri, in un continuo assalto e ripiegamento abbiamo fatto solo pochi metri. i colombiani difendono bene casa loro: arriviamo comunque a ridosso dell'obj, ma un'ultima mina ci taglia il traguardo. decidiamo quindi di utilizzare il veicolo eod, che, con sprezzo del pericolo ed urlando god save the queen, chiede il permesso di condurre il convoglio: farlo passare si rivelerà un problema, bloccati come siamo in una strozzatura del terreno, ma con abilità i piloti sono riusciti a manovrare per svincolare il veicolo ed in breve siamo pronti alla “risoluzione finale”.
in testa il veicolo eod, dietro i veicoli blindati carichi, cercheranno di imprimere velocità al fronte evitando di rimanere impelagati in inutili scaramucce, mentre alcune pattuglie della retro cercheranno di guadagnare la cima aggirando il sentiero. la partenza è stato uno splendido esempio di efficienza britannica: veloci svincoliamo da alcuni colombiani che rimangono basiti dello sprezzo delle mine mostrato dai veicoli, siamo riusciti a giungere in prossimità dell'obj, quando colpi di mg sono giunti sui veicoli di testa, e persino il veicolo comando ha ricevuto la sua gragnuola di colpi, per fortuna riportando solo danni lievi e nessun ferito a bordo.
abbiamo raggiunto, infine, la landing zone: la testa del convoglio si è aperta, con il centro e la retro abbiamo posto sotto presidio le strade adiacenti, il tempo di assemblare le pattuglie ed abbiamo dato inizio all'ingaggio sulle rampe missili, che rimarrà nella storia della campagna come il più sanguinoso degli scontri. i morti dall'una e dall'altra parte cadono, ma rapidamente, con un colpo di mano, gli inglesi si sono attestati a difesa dell'obj ed hanno deciso di distruggerlo piuttosto che presidiarlo. in pochi minuti, i colombiani, ancora fieri oppositori alla nostra avanzata, si sono sganciati ed hanno ripiegato verso il loro ultimo presidio: la raffineria.
recuperati e medicati i feriti abbiamo fatto la conta dei morti: i colombiani, come al solito, si sono difesi bene, ma noi siamo inevitabilmente nel cuore del loro territorio. purtroppo abbiamo ricevuto notizia che il pilota del veicolo eod è caduto in combattimento: il veicolo è stato bersagliato da rpg ed mg, non lasciando scampo al nostro commilitone (senza ombra di dubbio uno scozzese).
recuperate le forze operanti, riceviamo l'ordine di sganciarci dall'area, dopo aver personalmente sminato un pericoloso ied posto al fianco della strada, siamo liberi di rimetterci in movimento, direzione: raffineria! l'arrivo sull'area di dispiegamento è stranamente tranquillo, ma ci siamo accorti tardi del pericolo: il punto stradale più vicino non permetteva di scaricare i nostri operatori e due veicoli sono rimasti incastrati in quella strettoia. abbiamo cominciato lo sbarco degli uomini, quando, dal lato cieco, è sbucato uno sporco colombiano, che, con abilità, ha colpito 3 veicoli con le sue bombe a mano, venendo poi immediatamente freddato, ma purtroppo troppo tardi per evitare che 8 operatori rimangano uccisi o feriti nel seguente scoppio. le fiamme hanno avviluppato i veicoli, distruggendone il prezioso carico: un vero disastro.
i membri del convoglio erano sconvolti: era la maggiore perdita all'interno della 4th armored brigade dall'inizio dell'offensiva. abbiamo deciso di dare un po' di respiro in attesa dei rinforzi: ci siamo chiusi a riccio sul punto, ma tutto è rimasto tranquillo fino all'inizio dell'ultimo assalto, che, di masso in masso fino alla cima del colle, ha visto fronteggiarsi con aggressività e ferocia i nostri uomini contro i colombiani posti a difesa del loro ultimo caposaldo.
lo scontro si è fatto lungo e di guerriglia, ma infine la raffineria è caduta, anche se, a quanto pare, i colombiani hanno avuto tempo per far fuggire alcuni uomini carichi del prezioso materiale al 3° stadio
il seguito della missione è stato lasciato ai ragazzi del green jaket che ci hanno sostituito, per la stabilizzazione dell'area.
statistiche 4th armored brigade:
- 13 veicoli a disposizione
- 2 out per guasti tecnici
- media di operatività 89%
- 16 convogli usciti dal hq
- 3 veicoli persi in combattimento.
- 440/450 operatori complessivi trasportati
- 82 km percorsi
- 5 posti di blocco presidiati.
4th armored brigade commander, over.
ps, come noterete è un pò romanzato, e di parte(britannica) spero di non offendere nessuno, i miei complimenti rimangono a tutti i partecipanti, buoni e fatti(cattivi).