se un adulto non considera l'attività come un semplice svago, e dunque si pone in gioco con una serietà che trascende il momento ludico, mi risulta difficile credere che sia disposto a subire un approccio pedagogico. e mi rinfrancano (ahimè) le numerose storie di liti, inimicizie e fatti che questo stesso forum racconta nelle sue pagine. ancora, vi sono tutta una serie di strumenti che l'adulto, a contrario del minore, può utilizzare per farsi schermo (ed offendere) in sede giudiziaria, compromettendo a priori il rapporto ludico della nostra attività.
stiamo, del resto, verificando una condizione logica ben determinata.
se parliamo di giocare, mentre è fondamentale l'impellenza ludica (il gioco, appunto) secondari sono tutta una serie di (imprescindibili) aspetti, che risultano inquietantemente monchi privati della componente ludica.

e se è vero che un ragazzino è per natura portato al gioco più di quanto sia indotto alla serietà, il contrario è vero per un adulto.
e un adulto che gioca senza giocare, in un esercizio di assoluta serietà inquieta ben più di un ragazzino che si diverte in senso assoluto, senza serietà alcuna, rischiando di compromettere la sua e l'altrui salute.