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Discussione: 12/13/14 maggio 48H REBELLIO "Pontem at Ade" -VR-

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    REBELLIO “Pontem at Ade”
    Ferrara di Monte Baldo, 12-13-14 MAGGIO 2017


    21 Sentinelle del Mincio hanno partecipato all’evento, formando il Battaglione “Lupi” della Brigata Partigiana “Avesani”.

    Ho avuto il privilegio e l’onore di esserne stato il comandante e, quello che segue, è il resoconto, redatto seguendo lo spirito del gioco di ruolo, componente essenziale di questa avventura.




    Battaglione “Lupi” – Brigata Partigiana “Avesani”
    Diario di guerra

    3 aprile

    dopo l’arrivo delle truppe aviolanciate americane, abbiamo perduto diverse posizioni chiave nel territorio di Ferrara di Monte Baldo.
    Il Comandante Fal, mi ha informato della decisione di ritirare il grosso della brigata in val Basiana, vale a dire nella valle che da oltre tre anni i miei lupi difendono con le unghie e con i denti.

    Sono combattuto da sentimenti contrastanti, la consapevolezza della gravità della situazione, l’orgoglio per la fiducia accordata al Battaglione “Lupi” che ho l’onore di guidare, la preoccupazione data dalla responsabilità di dover garantire la sicurezza della valle e dal sapere che, se non dovessimo riuscire nel nostro compito, metteremmo a rischio l’intera brigata e, in buona sostanza, l’esistenza stessa della Ribellione in quest’area cruciale del Paese.

    Venerdì, 12 maggio

    oggi si è completato il trasferimento in val Basiana dei resti Brigata “Avesani” e del comando di Brigata.
    Il comandante Fal mi ha dato carta bianca per organizzare il dispositivo di protezione dell’intera valle; ai miei Lupi l’onere e l’onore di garantire un servizio di sorveglianza h24, senza interruzioni.

    Dopo tre anni di dure lotte, il Battaglione “Lupi” è oramai tale solo di nome, nonostante l’arrivo di nuovi volontari, gli effettivi ci consentono di armare solo cinque branchi (questo il nome dato alle singole squadre di operatori).

    Soprattutto negli ultimi tempi, abbiamo perso non solo dei fratelli in arme, ma anche degli ottimi combattenti e, purtroppo, un eccellente capo branco: il mitico “Lupo”.

    Il morale degli uomini (tali sono, anche se, in realtà, alcuni non arrivano a 16 anni) è comunque alto. Tutti desiderosi di liberare l’Italia dai vecchi e dai nuovi nemici (in particolare le truppe occupanti USA).

    Con l’aiuto fondamentale del mio braccio destro, Aquila, viene predisposta una tabella di servizio che, spremendo gli uomini fino in fondo, ci consente di garantire un presidio continuo degli accessi nord e sud della val Basiana, oltre che del fortino che chiude l’accesso da est.

    Sono consapevole che sto chiedendo molto ai miei lupi, con turni di guardia di 4 ore, seguiti da 4 ore di pronto impiego al Comando (di notte, 4 ore di guardia e 4 ore di riposo, quest’ultime da trascorrere sempre armati e pronti a muovere su allarme), ma non ci sono alternative.

    Oltre al comando di Brigata, la valle ospita anche quanto resta della Brigata Avesani e gli ultimi nuclei di volontari russi, tutta gente forgiata da anni di dure battaglie.

    Uno dei miei capi branco, Crazy, è anche un buon trombettista, per cui gli chiedo di squillare la tromba, con un accenno dell’inno nazionale, in modo da dare un degno inizio alla giornata.
    La cosa dà gli effetti sperati e il morale della brigata sale alle stelle!.

    I turni di guardia si susseguono per tutto il giorno, con falsi allarmi ma nessun nemico in vista.

    Riva, uno dei ragazzi più giovani, dall’altro di una torretta di osservazione individua il campo base americano; l’informazione, importantissima, viene passata al comandante Fal e, dal quel momento, non smetteremo di tenere d’occhio i movimenti in entrata e in uscita dalla base USA.

    Luke, il nostro esperto “ELINT” (“ELectronic-signals INTelligence”, ovvero “spionaggio di segnali elettronici"), tiene monitorate le conversazioni avversarie, riuscendo a carpire diverse informazioni particolarmente “paganti”, come i dettagli di un trasferimento di un importante carico d’armi e gli spostamenti sul territorio di vari plotoni USMC.

    Verso sera veniamo investiti da pioggia e vento che proseguiranno per tutta la notte.
    La temperatura scende drasticamente; i ragazzi indossano giacconi impermeabili e panni pesanti.

    Le ore notturne trascorrono lente, il vento, la pioggia e un freddo intenso continuano a tormentarci; penso ai miei ragazzi, vorrei poter alleviare in qualche modo la loro fatica, ma non posso far niente, se non restare sveglio, assieme all’insostituibile Aquila, per essere loro vicino via radio e quando, nei cambi turno, passano a darci un saluto nella tenda comando di Battaglione.

    Nessun avvistamento nemico.

    Sabato, 13 maggio

    Al mattino la pioggia finalmente smette di cadere e, col passare delle ore, la temperatura si alza sino a consentirci di smettere i panni pesanti.

    I turni di guardia e di pronto impiego si susseguono, senza interruzioni.

    Il servizio informazioni ci comunica un probabile attacco nemico, per cui mettiamo in allarme tutti i branchi, facendo saltare i turni di riposo.

    Le ore passano senza che accada nulla, per cui, quando il Comando di Brigata mi richiede un branco da inviare per rinforzare la difesa della stazione di “radio Libertà”, appena riconquistata, acconsento.

    Verso metà mattina, avvistiamo un convoglio nemico in arrivo presso l’ingresso sud della valle.
    Lancio l’allarme generale.

    Vengono segnalati una quindicina di attaccanti.
    Purtroppo, il grosso delle truppe della brigata è impegnato fuori area, compreso uno dei due branchi in prontezza operativa.
    Chiedo ad Aquila di inviare il restante branco a chiudere l’accesso sud del campo.

    Dalla torretta di osservazione comunicano che tutte le unità nemiche si sono infiltrate nel bosco sulle pendici della montagna, a ovest del campo e che paiono muoversi molto lentamente.

    Il comando di Brigata mette a disposizione una squadra che viene subito inviata a sul fianco ovest, direttamente sulla direttrice di avanzata avversaria.

    Il tempo scorre lentamente; le forze USA sembrano immobili.

    La squadra sul fianco ovest avanza sino a prendere contatto con l’avversario, subendo pesanti perdite; cadono anche due volontari russi.

    Decido di averne abbastanza, per cui affido ad Aquila due branchi, rinforzati ad alcuni volontari russi per avvolgere le forse USA con una manovra a tenaglia.

    Contatto via radio il branco posto alla difesa nord del campo e, pur consapevole del rischio di lasciare parzialmente sguarnito questo lato, gli ordino di raggiungere di corsa Aquila e di unirsi alla battaglia.

    Mi avvicino sino a una cinquantina di metri dallo scontro, piazzandomi nella postazione mortaio, in modo da poter avere una visuale migliore dello scontro e, eventualmente, essere pronto ad gettarmi nella mischia in caso le cose si dovessero mettere male.

    Per sicurezza e, soprattutto, per confondere il nemico, il Comandante Fal accetta il consiglio del capitano Faso e, accompagnato da questi, si allontana in macchina verso l’estremità nord della valle.

    Non ho più riserve, se non il presidio del Fortino, ultima e unica difesa contro un eventuale attacco nemico a nord. Avviso anche questi ragazzi di tenersi pronti a intervenire.

    Prendo contatto col branco di ritorno dalla stazione radio e gli ordino di raggiungerci il più presto possibile.

    Per fortuna, la manovra a tenaglia funziona e non appena i branchi si chiudono sui tre lati della posizione avversaria, le forze USA vengono annientate.
    Da parte nostra, contiamo due perdite, poche se paragonate a quelle nemiche, ma pur sempre estremamente dolorose.

    Comunico il cessato allarme ed informo il Comandante Fal, inviando anche un branco a scortarne il rientro al campo base.

    Questo si rivelerà l’unico tentativo americano di attaccare il nostro campo.

    Un attacco diversivo lanciato sulla base USA da parte di un piccolo gruppo di Avesani, con l’obiettivo di alleggerire la pressione, si rivelerà devastante, causando pesantissime perdite fra gli avversari, i quali, pensando di stare subendo un attacco massiccio (in realtà i nostri erano solo in sei, appartenenti ai volontari SAF), arriveranno addirittura ad esfiltrare il comandante americano. Dal quel momento in avanti, le forze USA si concentreranno sul rafforzare le difese della loro base, lasciandoci mano libera sul territorio.

    Cadranno sotto il nostro controllo, non solo la stazione radio, ma anche il deposito munizioni del contingente USMC; non solo, ma le forze partigiane continueranno ad utilizzare, indisturbate, una stamperia clandestina e, di fatto, circoleranno liberamente per tutto il territorio di Ferrara di Monte Baldo (posso permettermi persino di inviare un intero branco in centro paese, a fare rifornimento di viveri, alla luce del sole…)

    Terminato lo scontro in valle, riorganizziamo i turni di guardia; purtroppo, sono saltati i turni di riposo, ma questo fa parte della durezza della guerra.

    Al calare del sole il freddo torna a mordere, ma per fortuna non piove.

    Tra le 22.00 e le 23.00 dormo un’oretta, lasciando ad Aquila la responsabilità del comando.


    Domenica, 14 maggio


    Verso l’una e mezza di notte, lascio andare Aquila a riposare. Il ragazzo ne ha bisogno, avendo dormito circa due ore nelle ultime 36 ore.

    I turni massacranti a cui ho sottoposto i miei lupi hanno lasciato il segno. Due elementi lamentano forti dolori ai ginocchi, uno ha preso una storta alla caviglia; gli altri non si lamentano, ma la stanchezza traspare dai loro volti.
    All’una e mezza di notte, chiedo supporto al comando di brigata che mi mette subito a disposizione alcuni volontari russi.
    Grazie a questi impagabili volontari, posso concedere tre ore di riposto a quattro branchi su cinque.

    La difesa del campo è ora garantita da un branco composto da quattro lupi, al comando di Mako, oltre a cinque volontari russi e tre lupi di branchi diversi che non ne vogliono sapere di andare a risposare.

    Restringo il perimetro difensivo, portandolo a circa 100 metri dal comando di brigata.

    Le ore trascorrono con una lentezza esasperante.

    Si cerca di contrastare il freddo pungente con un misero falò che stenta a restare acceso.

    La nebbia sale e avvolge il campo. Ci si conforta l’un l’altro, dandosi quella forza che, da soli, verrebbe a meno; se non fosse per il sonno e il freddo che non mollano mai la presa, l’atmosfera sarebbe magica.

    I rumori e i fantasmi della notte generano di continuo falsi allarmi, ma gli americani non si fanno vedere.

    Alle quattro e mezza vengo raggiunto da Aquila e posso così andare a dormire per un paio d’ore.

    All’alba il campo si rianima.

    La mattinata trascorre senza alcuna minaccia, sino a quando il comandante Fal ci comunica di aver ricevuto una chiamata radio da parte del comandante del contingente USA.
    Questi avrebbe chiesto la nostra resa, ricevendo una sonora risata come risposta; abbiamo il controllo della valle e di tutti gli obiettivi strategici dell’area, mentre gli americani sono chiusi nella loro base….

    Il comandante USA chiede allora un incontro, in zona neutrale, al sacrario dei caduti, proprio all’ingresso nord della nostra valle.

    Tutta la brigata si muove, nascondendosi nei boschi che circondano il sacrario, pronta a reagire ad un eventuale colpo di mano americano.
    Manteniamo, tuttavia, due branchi a protezione dell’ingresso sud della val Basiana.

    In un’atmosfera carica di tensione, i due comandanti si parlano e concordano una tregua per consentire ai rispettivi comandi generali di poter trattare una pace che venga incontro alle legittime aspettative della Ribellione.

    I termini della tregua prevedono il mantenimento, da parte della Brigata Avesani, sia della valle che di tutti i punti strategici strappati al controllo USA, mentre per quanto riguarda gli americani, viene loro concesso di poter entrare ed uscire dalla loro base senza pericolo.

    Solo due giorni fa, temevano una sconfitta generale, mentre ora possiamo vantare se non una vera e propria vittoria, per lo meno un grande vantaggio strategico e, certamente, una bella vittoria morale.

    I reparti della brigata si riuniscono al campo base e, dopo aver cantato l’inno del Piave accompagnati dalla tromba suonata dal nostro Crazy, ci abbracciamo festeggiando l’inattesa vittoria.


    Doc
    Comandante Btg "Lupi"


    Nota del 16 maggio:
    Il Comandante Fal mi ha informato che tra gli obiettivi in possesso della nostra Brigata, c'era anche Fonte della Teja, aperta sabato (all'estremo est del campo)... Uno dei punti più lontani e riserva strategica d'acqua. In pratica, tutti gli obiettivi strategici sono caduti in mano nostra: radio Libertà, deposito munizioni, stamperia clandestina, val Basiana e Fonte della Teia

    Ultima modifica di denethor; 17/05/2017 a 11:15

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