Comincio ringraziando organizzazione e partecipanti per la bella e completa esperienza fatta.
Ringrazio per averci dato fiducia, spero ben riposta.
Evento concepito con criterio e intelligenza, con pattuglie di contro ben gestite e ben disposte.
Obj posizionati in modo ottimale, scenografici e laboriosi.
Territorio splendido, immenso e favolosamente vario.
Tempo, li non dipendeva da voi, perfetto, perché non c’è meglio del peggio per mettersi alla prova.
Evento riuscitissimo, unica pecca (per quello che può essere) le reti di cinta per il campo, ma ho sentito che la Sardegna è tutta cosi, quindi ci sta.
Ora il nostro report missione:
REPORT MISSIONE Mine 9 - 1stMARSOC ANACONDA UNIT – STII 2013
infiltrazione di mine 9 dalla zona sud del campo da coordinata 32s 0511274 4413918.
alle 15,45 si ricogniva il capo base Georgiano,
dopo una lunga osservazione di mezzi in arrivo e in partenza e di pattuglie dentro e fuori dei fabbricati, due op di M9 raggiungevano il centro della postazione avanzando a sbalzi grazie alle comunicazioni degli operatori in osservazione fissa. Dopo aver analizzato l’obj in ogni sua parte disinnescavano la testata nucleare inserendo il relè nell'apposito comparto (n.b. l'impianto non era alimentato forse per la forte pioggia). L’esfiltrazione avveniva separatamente, con una coppia da sud e una da est.
Ricongiungimento in punto abbandono zaini avvenuto prima dell’avvicinamento al primo OBJ.
alle 18,30 si ricogniva la zona ove si riteneva fosse disposto un avamposto Georgiano (per noi rettangolo nuova Georgia).
la zona, composta da più fabbricati, aveva un immobile adibito a trasmissioni radio e un immobile nel quale si trovava l'apparecchiatura per cambiare le coordinate del lancio del vettore missilistico.
L’osservazione, effettuata divisi al di sopra del colle est posto accanto al raggruppamento di fabbricati risulta un po’ difficoltosa dato il subentro dell’oscurità.
Traviati dall’antenna decidiamo di avvicinarci prima a tale avamposto, notando il fumo dal camino ci prepariamo ad eventuali ingaggi, certi che l’obbiettivo è quello di non fare alcun rumore.
Giunti al di sotto ella finestra ove è posta l’antenna, notiamo che i cavi entrano in casa dal serramento.
Quasi strisciando entriamo nella stanza e eliminiamo i 2 operatori senza sparare, notiamo che non vi è ombra del pannello per il cambio coordinata e usciamo per entrare in un altro manufatto.
Dopo aver trovato e cambiato la coordinata, incrociamo un’altra pattuglia che ci apre il fuoco, un colpito, blu su blu, noi senza aprire il fuoco, raduniamo i nostri e via.
Le condizioni meteo e la visibilità prossima allo zero ci costringono a scegliere di fermarci per proseguire in un secondo tempo.
Ci troviamo a valicare nel buio più totale una zona boscata intricatissima, con acqua alle ginocchia e rovi ovunque, sul gps abbiamo caricato una zona pianificata per eventuali situazioni di questo tipo.
Giunti in loco, tra dune di sabbia, detriti e laghetti troviamo diversi manufatti chiusi a chiave, una tettoia in pessime condizioni e un pollaio stranamente asciutto e confortevole.
Camuffiamo l’entrata per evitare sorprese, barrichiamo all’esterno un fuoco per scaldarsi ma che non fosse visibile dall’esterno, mettiamo la roba ad asciugare, ci cambiamo, facciamo il risotto e dormiamo 3 ore.
Al risveglio sono le 6.30, piove ancora, probabilmente un po’ aveva smesso nel frattempo, un po’ del nostro materiale si era asciugato, un po’ era ancora zuppo.
Decidiamo di attendere ancora un po prima di rimetterci in marcia, rivediamo le mappe, pianifichiamo la giornata con puntiglio.
Alle 9.00 comunichiamo alla D.e. che vorremmo ricevere le missioni ausiliarie e ci viene assegnato di recuperare un progetto e di mappare delle chiuse, due in mano all’Ossezia e una alla Georgia.
Ripartiamo verso la miniera, giriamo attorno al settore per arrivarci da nord senza essere visti.
Dettiamo punto d’osservazione su una pietraia non molto distante, mappiamo una pattuglia sul piazzale delle vasche principali, una che si sposta sulla strada sopraelevata che tange l’accesso alla miniera ed una a fondo valle che conduce alla casetta dove è situata la valigetta famosa.
Sulla strada di fondo valle vi è anche traffico di Jeep.
Decidiamo di dedicarci prima ai progetti, per non tornare indietro dopo, non ci è ben chiaro dove siano e dall’osservazione il sito non è visibile. Scendiamo e incontriamo facce amiche, una coppia di Seal che scende allo stesso nostro sito.
Dopo frettolosi saluti. Ci addentriamo nel sito minerario. Una coppia di noi si posizione in zona soprelevata per avvisarci di eventuali pattuglie, due di noi cominciano a girare attorno al grosso capannone posto all’ingresso del complesso.
Dopo un po di ricerca troviamo, sotto a un manufatto esterno in cemento, un sacchetto contenente i progetti tanto ambiti, prendiamo il nostro e raggiungiamo la coppia in osservazione senza alcun contatto.
Ora l’obbiettivo è la valigetta, saliamo fino alla parte alta della zona edificata, osserviamo la coppia di ronda all’accesso della miniera che si sposta verso il piazzale quindi proseguiamo. Prima dell’imbocco della caverna, una scala che scendo a destra ci conduce alla strada sottostante.
La coppia di ronda li sale su un mezzo e si reca alla casetta posta in fondo alla strada, li contiamo nel mezzo e rimaniamo in osservazione.
Dopo poco li vediamo ripassare e uscire dal comparto, sul mezzo ci sono tutti, la casetta e senza presidio.
Velocizziamo la marcia e arriviamo alla casa, una coppia dall’alto controlla che sia vuota, la seconda entra e sottrae i documenti. La provetta da usare per sabotare l’arma chimica è quella rossa.
Pronti a risalire alla miniera. Le pattuglie ripartono e noi rimaniamo in osservazione a metà pendio tra le due strade, vediamo le ronde che si salutano e che si recano una alla casetta e una lontano dalla galleria. Finiamo la salita e entriamo. Troviamo l'impianto chimico e notiamo subito un sistema di allarme a contatto che disinneschiamo con un elemento contrapposto. inserito il reagente, il prodotto da arancio diventa trasparente e inefficace, lavoro eseguito.
fatto questo si e' partiti per ricognire il campo dell'Ossezia.
Decidiamo di salire per la strada carrabile con l’intento di poter trovare risposte sulla questione delle chiuse, poco chiara in corso d’opera.
Rumore di auto a metà del pendio, nessuna via di fuga a causa delle reti su entrambi i lati, decidiamo di sequestrare il mezzo con un assalto.
L’auto arriva, due di noi nascosti dietro una curva, due in bella vista, mezzo nostro.
Ci facciamo portare in cima al pendio, il mezzo si ferma 300 m prima e ci dice che non va oltre, capiamo che non ha digerito l’idea del sequestro e che vuole 300 m di salita per avere il tempo di riprenderci.
Appena il mezzo parte con la discesa facciamo 150m di corsa e poi scavalchiamo una rete posizionandoci in attesa sotto una balza erbosa. Il mezzo come previsto ripassa due volte ma non ci trova.
Alla terza passata si ferma proprio sopra di noi, e fra la pisciata dell’autista e le chiacchiere tra loro, cominciamo a capire come funziona la questione delle chiuse, capiamo la questione del contendersele tra O e G e comprendiamo la loro collocazione vaga sulla carrabile che collega i due HQ.
Ora il nostro obbiettivo però è ricognire io campo dell’Ossezia.
Appena in cima alla carrabile ci mettiamo in osservazione della valle sottostante, come immaginavo, i picchi di osservazione segnati precedentemente per tale scopo diventano inutili a causa della vegetazione troppo fitta e senza varchi.
Decidiamo che l’unico modo per fare un buon lavoro è arrivare dalla carrabile nord e infilarci nello sporco.
Il buio ci è d’aiuto, strisciamo fino a dove il bosco si fa un po’ più rado e ci permette di osservare in copertura, cominciamo a mappare le pattuglie e mentre rientrano nella tensostruttura una coppia si avvicina, compensa e prende la coordinata del campo 32s0513883 4411961.
Riprendiamo la posizione e di nuovo due di noi si riavvicinano trovando un punto di osservazione coperto.
mappiamo 2 pattuglie a piedi, una in movimento da nord a sud con accesso sulla carrabile, una fissa nel sito. passaggi di pattuglia dotate di m4 e torcia alle 19.00 e poi cosi ogni 10 primi.
auto in arrivo e partenza ogni circa 20 primi. Alle 18,45 lancio di bengala rossi illuminano il celo e noi rimaniamo in copertura. alle 19,05 una pattuglia motorizzata esce dal sito per rientrare alle 19.22.
dalle 19,10 una sirena a intermittenza squarcia il silenzio e continua a tratti mentre, dopo 5 primi si sente il rumore di pezzi di artiglieria o di un attacco di contraerea.
Il campo, posto a sud di una strada sterrata, risulta composto per lo più da un tendone illuminato da impianto alimentato da un generatore a scoppio.
Indietreggiati ora abbiamo solo da mappare le chiuse prima di poter esfiltrare.
Cominciammo a percorrere la carrabile che collega i 2 HQ con la speranza di non avere compagnia, appena usciti dal campo troviamo la n.5 posta su un incrocio, la mappiamo.
Proseguiamo sulla strada, spostandoci di continuo tra il battuto e lo sporco fino a incontrarne un'altra, la n.4. (entrambe sicuramente in mano dell’Ossezia).
Proseguiamo, di nuovo un bagliore fuori dalla strada, oltre la recinzione, è la n.3, mentre stiamo per scavalcare la rete da una scala posta in loco si avvicinano dei farei da lontano. Non abbiamo vie di fuga e il mezzo sopraggiunge veloce. Decidiamo di infilarci, per quanto possibile, nei due canali di scolo della strada e aspettare che passi, sperando di non essere visti.
Il suv scuro rallenta in corrispondenza della chiusa e riteniamo (sbagliando) di essere stati individuati.
Per radio corre l’ordine di uscire e sequestrare il mezzo. Il celo ormai notturno e le luci spianate tolgono visibilità. Usciamo ad armi spianate ai 4 angoli della macchina urlando “giu dal mezzo”, a quel punto il buio è squarciato da un lampeggiante blu e dalle scritte catarifrangenti CARABINIERI.
Poco male, dopo i complimenti per l’attacco e i ringraziamenti nostri per non aver aperto il fuoco con le 9mm mappiamo la chiusa 3 e ripartiamo.
Ora ne abbiamo 3 dell’Ossezia, ma ancora nulla delle Georgiane.
Arriviamo in vista della chiusa numero 2, presidiata da 2 torce visibili, a sprazzi ingaggi sul posto.
Sempre nessuna via di fuga a causa delle reti perimetrali. Decidiamo che essendo sotto ingaggio la loro attenzione sarà altrove e quindi proseguiamo. Arriviamo fino alla chiusa, la mappiamo e, nostro malgrado entriamo in ingaggio, dopo pochi minuti siamo a terra colpiti, oltre alle 2 torce ve ne erano altre due nel buio.
Ora siamo prigionieri, sempre su una chiusa che, anche se contesa, è dell’Ossezia.
Comunicano per radio che saremo portati in prigionia, ciò significava tornate in dietro di qualche km.
Colpo di scena, la Georgia comincia l’attacco e elimina il presidio, ora la chiusa è loro e noi loro prigionieri.
Ci tengono per poco, poi ci fanno andare, in tempo per mappare la prima chiusa e uscire dall’AO.
Esfiltrazione a 32 ore dall’infiltrazione. OBJ Pr. E Sec. Al sicuro.
coordinate:
chiusa 1 32s 0511967 4414122
chiusa 2 32s 0512539 4413524
chiusa 3 32s 0513138 4413272
chiusa 4 32s 0513694 4413022
chiusa 5 32s 0513721 4412403
In nostre mani
copri innesti relet di testata e modulo cambio coordinate.
fiale non adatte al sabotaggio chimico e fiala rossa vuota
progetti
foto osservazione zona miniera
foto modulo testata nucleare.
Percorrenza totale 38.8 km in 32 ore.
Chiudo ringraziando di nuovo e sperando di rivedervi tutti in una nuova avventura.
1st MARSOC, over!


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