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Discussione: La Mia Visione Del Softair

  1. #1
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    Predefinito La Mia Visione Del Softair

    sono nuovo del softair e mi piacerebbe vedere se quello che penso io sia concorde alle idee degli altri softgunner.

    la mia visione del softair

    giocare a fare la guerra non è così scandaloso, chiunque da bambino avrà almeno una volta giocato a spararsi per finta con le pistolette giocattolo nell’atrio del suo palazzo o nel suo giardino, anche a morire per finta ma a provarci sicuramente piacere nel farlo. ebbene così come crescono i bambini crescono anche le proporzioni dei loro giochi, e risulta essere così deplorevole praticare una evoluzione di quell’innocente gioco da cortile? e’ tanto scandaloso mettere in pratica l’istinto umano senza nuocere alla salute di nessuno e nel pieno rispetto delle leggi? non che il softair sia alieno ai difetti, ne ha pochi, ma abbastanza da non renderlo uno sport credibile agli occhi dell’opinione pubblica (che una massa incapace di dare un giudizio razionale a causa di una morale di costituzione assai serrata).

    il problema più grande e decisivo (tutti gli altri sono problemi interni alla questione) è lo schema del gioco: la guerra. io direi che il pugilato, tanto per fare un esempio, sia assai più violento del colpirsi con dei pallini di plastica: incitare da uno spalto una “macchina” addestrata a picchiare a sangue, cioè sguazzare nella vera e propria violenza gratuita, è un concetto che poco tocca la moralità della stragrande maggioranza delle persone. perché? perché siamo cresciuti dando per scontato quello sport nato da 100 anni e passa. sport, perché è di questo che stiamo parlando. voglio capire come mai un’attività tanto innocua possa ritrovarsi addosso tante di quelle critiche da non poter emergere ed essere riconosciuta come un vero sport. purtroppo il perché lo conosco bene, il problema è l’apparenza.

    c’è chi gioca solo per l’adrenalina, chi per imitare (non emulare) il suo corpo speciale preferito, chi per la perfezione delle asg, chi per le tattiche o chi addirittura solo per sfoggiare la sua perfetta riproduzione di un soldato. ma sono davvero pochi quelli che praticano il softair senza subire il fascino della battaglia, delle armi e degli equipaggiamenti militari. sarebbe un paradosso affermare che uno sport fondato su precise regole inerenti la guerriglia non abbia partecipanti che siano affascinati da quella che per molti è una delle cose più orribili mai concepite, ma che strega chi l’ha guardata in un film o un videogame, sicuramente senza averla mai fatta per davvero. allora perché avallare questi “guerrafondai”? perché è di tecnica di battaglia che stiamo parlando! stiamo parlando di strategia, di lavoro di squadra, di cooperazione, di quei movimenti essenziali per la riuscita di un attacco o di una difesa. non parliamo certo della pallottola in testa al vietnamita col cervello che schizza dappertutto o della baionettata nel petto. abbiamo estrapolato una caratteristica innocua di un meccanismo perverso.

    un altro difetto, se così lo possiamo definire dal momento che non dovrebbe nemmeno esistere, si riscontra nel fatto che l’intero sistema si basa sulla famosa “onestà del colpito”. come ben sappiamo gli arbitri di gioco possono fare poco perché spesso gli scenari sono intricati e i furbi sono diventati oltremodo efficienti nel camuffare, oltre che il loro corpo, anche la“morte”. e come al solito si assiste al disarmante “non mi hai colpito!”, “guarda che ti ho colpito!”. questo comportamento non vi ricorda qualcosa? non è che abbiamo un passatempo nazionale che protrae simili epiloghi? anche se il calcio non mi piace, e per questo non lo vivo, noto che è frequente vedere un fallo con successivo fischio, alzata di mani e poi di lunedì animato dibattito nei bar, nei posti di lavoro, nelle scuole, per strada e nella coda dell’ufficio postale. eppure non mi pare che ci dispiaccia discutere di un fallo, anzi penso che i tifosi lo trovino addirittura piacevole (scontri negli stadi a parte, ma tanto quello è solo una scusa per fare a botte). comunque, c’è anche da dire che esistono i veri “ignari del pallino”: a volte l’equipaggiamento, che ricopre gran parte del corpo, attutisce il rumore del bb e non ci si accorgere di essere in fallo, ma gli sbagli in buona fede rimangono purtroppo pochi.

    gli scenari possono essere turbati dal personale estraneo alla partita. a volte si gioca in una proprietà privata ma quasi sempre vengono scelti per questioni di necessità dei terreni concessi dal comune. in questa sede, se si parla di località montane potrebbero verificarsi degli incidenti con gli escursionisti, i bambini troppo curiosi e i cacciatori. in particolar modo con questi ultimi, che di solito girano in mimetica e fucile. anche se di rado, nella confusione potrebbero essere riconosciuti come dei giocatori in pattuglia. ma secondo me il vero problema non sono gli sconosciuti sul terreno di gioco ma i cartelli di avvertimento che non vengono affissi (per non parlare dei pallini biodegradabili che vengono spesso “confusi”, proprio per sbaglio, con quelli di sola plastica). in tanti anni nessun ignaro in terreno di gioco si è fatto tanto male da suscitare l’interesse dei giornalisti, che su questo punto non vedono l’ora di fare breccia per attaccare.

    c’è un dilemma ricorrente. ogni club ha la sua interpretazione dello sparo ravvicinato: se due softgunners si trovano a circa 2-3 metri l’uno dall’altro è giusto sparare? nella maggior parte dei casi ciò si conclude con uno o più bolloni rossi sulla pelle, perché hai solo qualche frazione di secondo per accorgerti dell’altro, e in una frazione di secondo non ti metti a pensare, spari. cosa dice la procedura? c’è molta confusione su questo punto. tra chi dice di toccare con mano l’avversario, chi afferma che devi dire al nemico: “colpito!”, quelli che dicono di colpire gli stivali e quelli che dicono di sparare per eliminare ogni dubbio non ci ho mai capito niente. il problema sta nel fatto che se, per esempio, ci sono 20 giocatori, 10 la penseranno in un modo e altri 10 in un altro. di solito nessuno cambia idea sulla questione, e si assiste a innocue ma spiacevoli divergenze. i più giovani o i meno esperti giustamente preferiscono non essere colpiti, quelli grandi, grossi e rudi vogliono il “sangue”. almeno dalle mie parti, ci si mette d’accordo per non sparare e alla fine ci sono i duri d’orecchi che lo fanno lo stesso dicendo che si sono sbagliati, ma non gli butterei la croce addosso: è una incongruenza che non si risolve ne da una parte ne dall’altra. secondo me hanno tutti ragione e tutti hanno torto.

    invece una vera e propria piaga sono le squadre senza regolare associazione che giocano su suolo pubblico e i giocatori zuzzurelloni che fanno delle asg degli strumenti di paura per scherzi che chiamarli stupidi e limitativo. queste sono le cose che fanno più rabbia, perché possono essere evitate. abbiamo una situazione che è già precaria di suo, non abbiamo certo bisogno di qualcuno che faccia contenti i giornalisti regalando loro delle notizie pronte per essere gonfiate ed enfatizzate. ma che ci vogliamo fare: ogni cesto ha la sua mela marcia.

    purtroppo neanche il softair è esente da decessi. in italia sono 2 le vittime che tutti ricorderemo: nel 1993 daniele bianchi cadde accidentalmente in un burrone mentre era braccato dai compagni, dopo fu la volta di gigi mazzoglio che venne colpito da un malore durante l’incontro. io li rispetto, ma non metterei la loro morte su un piano del tutto negativo: grazie a daniele adesso vengono effettuati controlli del terreno con maggiore perizia e grazie a gigi ora è necessario un certificato di buona salute che attesti la propia idoneità fisica. cose che probabilmente hanno salvato, se non la vita, delle brutte esperienze. tutti gli altri sport, eccetto i meno movimentati come golf, scacchi, ping pong ecc., sono molto più pericolosi e riportano un numero di vittime a volte molto alto. tutto questo trascurando gli sport estremi riconosciuti come tali nonostante fossero concepiti col solo scopo di mietere vittime.

    sono questi i talloni di achille di un’attività domenicale che vista da un occhio superficiale può apparire depravata, pericolosa e malsana. io ho preferito elencare quelle che secondo me sono le imperfezioni dello sport che amo, piuttosto che passarci sopra solo perché siamo oggetto di critiche continue e ci dobbiamo difendere con fermezza e decisione. sembro un po’ come un pestato che chiede scusa al pestatore, ma mi sentivo in dovere di mettere da parte l’ipocrisia e ponderare su i limiti della nostra attività. ma non c’è certo pericolo che sminuisca il softair con queste quattro righe, i suoi pregi surclassano i difetti… e di gran lunga. non pretendo che questa passione (per molti solo un passatempo) debba piacere per forza, mi risulta ci sia ancora libertà di pensiero e parola. l’unica cosa che preferirei facesse l’interlocutore quando gli descrivo per la prima volta il softair è soffermarsi anche solo qualche momento a meditare su quello che sto dicendo e poi partorire un giudizio positivo o negativo che sia. l’errore che si commette sempre è associare immediatamente l’idea della battaglia simulata alle atrocità della guerra, senza nemmeno passare per tutti i buoni propositi che abbiamo. a mio parere siamo vittime di un ragionamento istintivo e frettoloso. cosi come preferirei che l’interlocutore ci pensi prima di mettersi contro le mie tesi, preferirei che anche quelli favorevoli facciano una oculata analisi (ahimé, vorrei che lo facessero non solo quando parlo di softair). essere softgunner a tutti gli effetti comporta una paziente dedizione e impegno monetario non indifferente che parecchie persone pensano di poter sostenere quando invece non lo fanno, e mettono in difficoltà il gruppo che fa affidamento su tutti gli iscritti. anche se, per accumulare un numero ingente di partecipanti in modo da non chiudere baracca, alcuni capoclub tralasciano la clausola dei soldi.

    io gioco da 2 annetti, solo da 1 faccio parte della neoassociazione a.r.e.s., di formia (lt). sono un player senza infamia e senza lode (diciamo senza lode). nei tornei ufficiali il mio ruolo sarebbe cartografo. anche se da solo mi oriento piuttosto bene, di cartografia ne so poco. era l’incarico che più si addiceva alle mie capacità fisiche e alla preparazione tattica di stampo piuttosto hollywoodiano: pare che quando sparo ricordo la famosa scena dove tony montana dalle scale fa fuoco sui colombiani o comunque qualche altro film d’azione.

    in definitiva si tratta solo di convincere la gente che non siamo dei depravati, ma vale la pena tentare di far cambiare idea a queste persone? sono d’accordo che il softair debba prendere piede e conquistare nuovi partecipanti, ma quando una cosa piace a troppe persone finisce sempre per diventare squallida.

    carlo “charly driver” guida

  2. #2
    Fondatore di SAM L'avatar di Luky
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    ciao charly.

    letto tutto ma, permettimi...........cosa c'è di nuovo in quello che hai detto?
    il tuo punto di vista è il punto di vista del 100% di tutti quelli che praticano il soft-air con la testa sulle spalle.
    non è altro che un elenco di tutti i punti, più o meno spinosi e già abbondantemente trattati, che un soft-gunner ha affrontato nella sua carriere di "guerriero della domenica" (così ci apostrofò "la repubblica" diversi anni fa).

    sarò miope, ma non riesco a vedere l'obiettivo che vuoi raggiungere quando hai deciso di scrivere questo post.
    sembra come la bozza di un articolo, scritto da un giornalista, che vuole avere delle conferme su ciò che gli hanno detto che sia il soft-air prima che l'articolo sia pubblicato.

  3. #3
    Spina L'avatar di sertum
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    bhe, anche se fosse una bozza di articolo mi troverebbe in accordo.
    le cose che scrive non sono sbagliate, forse gia dette, ma non sbagliate.

  4. #4
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    Predefinito Re: La Mia Visione Del Softair

    Quote Originariamente inviata da charly driver
    ... quando una cosa piace a troppe persone finisce sempre per diventare squallida.
    verissimo...

    ciauz

  5. #5
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    L'avatar di Charly Driver
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    beh, in effetti si, sono ovvietà, però sono nuovo dell'ambiente, sia del forum e del softair come gioco (non come collezione), quindi era un po' un metodo per capire se mi trovavo in sintonia con le idee degli altri softgunner. mi avete dato la conferma che è così, benissimo mi fa piacere. anzi, ora che mi ci fate pensare cambierò proprio la premessa prima dell'articolo. non volevo fare scalpore, è che vedevo sempre e solo pregi mi sono messo a scrivere quelli che secondo me sono i difetti, e quando uno parla di difetti di solito viene aggredito :d .

  6. #6
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    allora benvenuto nel "nostro" mondo !!

    ciao.

  7. #7
    Spara caccole matricolata con licenza di pisciare fuori dal vasino... Unico problema: Red e Mala gli han troncato il moncherino... Addié Herbal, sei stato disHERBAto In attesa della conferma e-mail L'avatar di HERBAL
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    io invece spero non sia un articolo... va bene come discussione tra amici, come esternazione qui su un forum, ma come articolo, non è un granchè.

    innanzitutto perchè è scritto con uno stile che, per sua natura, esalta i problemi, per poi sminuirli in maniera "editoriale". questo, per quanto sincero e meritevole, rischia profondamente di rivelarsi come una grossa gaffe, capace di mettere in empasse il nostro sport e coloro che lo praticano di fronte all'opinione pubblica.

    inoltre, tu stesso in questo articolo ti riveli qualunquista, lasciando quindi ai vari detrattori possibilità di attaccarci sul nostro stesso campo di battaglia. l'esternazione sul pugilato ad esempio è frutto di grande ignoranza sull'argomento, su cui però non andrò oltre. anche il tuo intervento sugli altri sport, in cui dici che "fanno più vittime" è molto sbagliato e può senza dubbio scatenare la una ovvia risposta come sulla base del fatto che il soft-air non ha sicuramente la diffusione degli altri sport.

    insomma, per quanto queste tue visioni siano condivisibili, mi trovano in disaccordo.

    il soft air, intanto, non va definito come "gioco della guerra", bensì come attività ludica. il suo contesto "storico" o di "reenactment" ha poco a che fare con quelli che sono i veri valori del nostro sport. una mimetica non rende un 17enne un soldato, nè un fucile rende un 35enne un sergente.
    i valori del soft air, e penso qui di poter essere condiviso, non sono "spararsi e morire" bensì "cercarsi, colpirsi, ridere".
    nel soft air non si parla di morte, non si dice, almeno formalmente, "ucciso" ma "colpito"... da notare la grande differenza.
    nel soft air non si indossano divise per voglia di uccidere repressa, ma per voglia di usare i nostri parchi naturali, i nostri boschi per qualcosa di più nobile di una "volgare" arrostita.
    chi gioca a soft air lo fa perchè è certo di trovare un ambiente maturo, formato da gente adulta, con lavoro e famiglia sulle spalle, che gioca, spesso spendendo tanti soldi, per ritrovare l'onestà e l'amicizia sincera che il mondo di oggi, veloce e con pochi scrupoli, considera come valori superati.

    anche poi volendo entrare nel contesto storico-culturale su cui il soft air si basa, è comunque doveroso sottolineare come i giocatori, perlomeno quelli maturi, riconoscano i propri limiti, e si pongano in antitesi completa con la cultura bellica o belligerante. così come è vero che "la guerra tira fuori il meglio dell'uomo" (w. chuchill) è anche vero che "la pace è un valore incredibilmente importante" (noi) e questo, contrariamente a quanto l'opinione pubblica crede, è un valore importante per i softairisti. molti ci ritengono guerrafondai o paramilitari, estremisti di questa o quella fazione politica, nostalgici, eppure, nulla è più sbagliato di questo. visti da vicino, con l'ottica di chi vuole comprendere, e non giudicare, siamo tutt'altro. siamo padri, mariti, figli, impiegati, dirigenti (meno spesso madri e mogli ) accumunati sotto un unica bandiera, quella del divertimento e della spensieratezza. visti da vicino siamo quelli che siamo, siamo gente di tutte le età ed estrazione sociale, che sceglie di svagarsi. visti da vicino, siamo anche una manica di "sciocchini", che spendono parecchio denaro per questa o quella mimetica "fast", questo o quel fucile, tutto per divertirsi.

    una volta appurato questo concetto, si deve entrare, con i piedi di piombo nella parte più oscura del nostro sport, ovvero, "il malochiffare".

    qui in sicilia diciamo così per definire il comportamento di coloro che impiegano molto dedl loro sudato tempo libero in attività grossomodo inutili.

    e qui nel soft air, siamo di questa parrocchia... c'è chi si sveglia alle 6 del mattino per sistemare tutte le mimetiche, chi non perde un mercatino militare per cercare questa o quella trovata da portare alla domenica successiva e fare morire di invidia i compagni, c'è chi sa a memoria vita, morte e miracoli di questo o quell'esercito, e che chi infine, dilapida gli stipendi per comprare il tattico visto in questo o quel film/documentario.

    il soft air è anche un hobby quindi, capace di mettere padri contro figli nel classico "ma alla tua età non ti vergogni?!", o di accumunare giovani e meno giovani, ma come hobby gode della sua irriducibile componente di perfezionismo, di esaltazione del minimo particolare.

    una volta detto questo, si può anche dire che, tutto il resto, non è soft air. così come è ormai considerato dogma dire che "violenza e ultras che si picchiano non sono il calcio" mi sento libero di dire che "guerra, morte, fantismo e militarismo non sono il soft air" il soft air, almeno nella mia esperienza è, o perlomeno dovrebbe essere, convivialità, divertimento, rispetto, utilizzo dei nostri boschi.

    noto di essermi dilungato, spero che tu possa trovare questa mia risposta utile, o che qualcuno voglia replicare, magari per instaurare un dialogo concreto e piacevole sull'argomento.


    herbal

  8. #8
    Spara caccole matricolata con licenza di pisciare fuori dal vasino... Unico problema: Red e Mala gli han troncato il moncherino... Addié Herbal, sei stato disHERBAto In attesa della conferma e-mail L'avatar di HERBAL
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    noto ora la tua risposta.. benvenuto!! perdonami se sono stato prolisso, ma sono uno di quelli a cui piace spaccare il capello in 4. :d

  9. #9
    Spina

    L'avatar di bertinix
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    non vorrei sembrare temperapeni, ma vorrei ricordare che i morti sarebbero 3, c'è stato anche un giocatore affogato nell'adige in piena; solo un intervento in un altro topic l'ha ricordato, e mi sembrava giusto puntualizzarlo, anche per rispetto a chi non c'è più.
    sul fatto che questi morti siano serviti a qualcosa mi permetto di dissentire, non credo che ci siano più controlli sul terreno rispetto a prima, e non credo che i club abbiano cominciato a richiedere il certificato di buona salute in seguito al malore mortale del giocatore da te citato. chi si voleva tutelare lo faceva anche prima, chi se ne fregava prima se ne è fregato poi. il valore del "certificato" in questione, poi, è veramente inesistente, ai fini pratici delle beghe generate da tali eventi.
    ciao da bertinix

  10. #10
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    Quote Originariamente inviata da herbal
    noto ora la tua risposta.. benvenuto!! perdonami se sono stato prolisso, ma sono uno di quelli a cui piace spaccare il capello in 4. :d
    bene, mi fa piacere che tu abbia dissentito. allora, forse hai ragione, lo stampo dell'articolo suona un po' qualunquista, ma i miei intenti sono comunque fermamente a favore del softair in ogni modo. e' molto facile incorrere in un errata chiave di lettura, per questo ho cambiato la premessa antiarticolo, prima sembrava un attacco velato al mondo del softair e mi hai risposto in maniera efficace, poi che hai letto il messaggio sembrava ti fossi calato un valium. in effetti nominare il pugilato non è stata una bella trovata, uno perchè retoricamente d'effetto come il "concepiti per mietere vittime" ma di scarsa semantica, due perché se si vuole fare il gioco di chi è peggio non si finisce mai, potrei dire che hitler ne ha ammazzati più di polpot e che i coloni spagnoli hanno sterminato interi popoli, c’è sempre di peggio. anche se devo dire che il tuo “la guerra tira fuori il meglio di un uomo” è forviante e patriottisticheggiante. mi meraviglio che tu sia caduto nel tranello del “guerrafondai malati”, io non dico assolutamente che siamo tali, affermo, lo cito dal testo “sarebbe un paradosso affermare che uno sport fondato su precise regole inerenti la guerriglia non abbia partecipanti che siano affascinati da quella che per molti è una delle cose più orribili mai concepite, ma che strega chi l’ha guardata in un film o un videogame, sicuramente senza averla mai fatta per davvero.”. poi, certo, non c’è bisogno di un genio per capire che lascio fuori da questa cerchia un buon 40% dei softgunner. io sono dalla vostra parte, vuoi dirmi che ho esposto in modo maldestro le mie idee, bene ci sto, ma non mi dare dell’antisoftairista perché sbaglieresti.

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