sono nuovo del softair e mi piacerebbe vedere se quello che penso io sia concorde alle idee degli altri softgunner.
la mia visione del softair
giocare a fare la guerra non è così scandaloso, chiunque da bambino avrà almeno una volta giocato a spararsi per finta con le pistolette giocattolo nell’atrio del suo palazzo o nel suo giardino, anche a morire per finta ma a provarci sicuramente piacere nel farlo. ebbene così come crescono i bambini crescono anche le proporzioni dei loro giochi, e risulta essere così deplorevole praticare una evoluzione di quell’innocente gioco da cortile? e’ tanto scandaloso mettere in pratica l’istinto umano senza nuocere alla salute di nessuno e nel pieno rispetto delle leggi? non che il softair sia alieno ai difetti, ne ha pochi, ma abbastanza da non renderlo uno sport credibile agli occhi dell’opinione pubblica (che una massa incapace di dare un giudizio razionale a causa di una morale di costituzione assai serrata).
il problema più grande e decisivo (tutti gli altri sono problemi interni alla questione) è lo schema del gioco: la guerra. io direi che il pugilato, tanto per fare un esempio, sia assai più violento del colpirsi con dei pallini di plastica: incitare da uno spalto una “macchina” addestrata a picchiare a sangue, cioè sguazzare nella vera e propria violenza gratuita, è un concetto che poco tocca la moralità della stragrande maggioranza delle persone. perché? perché siamo cresciuti dando per scontato quello sport nato da 100 anni e passa. sport, perché è di questo che stiamo parlando. voglio capire come mai un’attività tanto innocua possa ritrovarsi addosso tante di quelle critiche da non poter emergere ed essere riconosciuta come un vero sport. purtroppo il perché lo conosco bene, il problema è l’apparenza.
c’è chi gioca solo per l’adrenalina, chi per imitare (non emulare) il suo corpo speciale preferito, chi per la perfezione delle asg, chi per le tattiche o chi addirittura solo per sfoggiare la sua perfetta riproduzione di un soldato. ma sono davvero pochi quelli che praticano il softair senza subire il fascino della battaglia, delle armi e degli equipaggiamenti militari. sarebbe un paradosso affermare che uno sport fondato su precise regole inerenti la guerriglia non abbia partecipanti che siano affascinati da quella che per molti è una delle cose più orribili mai concepite, ma che strega chi l’ha guardata in un film o un videogame, sicuramente senza averla mai fatta per davvero. allora perché avallare questi “guerrafondai”? perché è di tecnica di battaglia che stiamo parlando! stiamo parlando di strategia, di lavoro di squadra, di cooperazione, di quei movimenti essenziali per la riuscita di un attacco o di una difesa. non parliamo certo della pallottola in testa al vietnamita col cervello che schizza dappertutto o della baionettata nel petto. abbiamo estrapolato una caratteristica innocua di un meccanismo perverso.
un altro difetto, se così lo possiamo definire dal momento che non dovrebbe nemmeno esistere, si riscontra nel fatto che l’intero sistema si basa sulla famosa “onestà del colpito”. come ben sappiamo gli arbitri di gioco possono fare poco perché spesso gli scenari sono intricati e i furbi sono diventati oltremodo efficienti nel camuffare, oltre che il loro corpo, anche la“morte”. e come al solito si assiste al disarmante “non mi hai colpito!”, “guarda che ti ho colpito!”. questo comportamento non vi ricorda qualcosa? non è che abbiamo un passatempo nazionale che protrae simili epiloghi? anche se il calcio non mi piace, e per questo non lo vivo, noto che è frequente vedere un fallo con successivo fischio, alzata di mani e poi di lunedì animato dibattito nei bar, nei posti di lavoro, nelle scuole, per strada e nella coda dell’ufficio postale. eppure non mi pare che ci dispiaccia discutere di un fallo, anzi penso che i tifosi lo trovino addirittura piacevole (scontri negli stadi a parte, ma tanto quello è solo una scusa per fare a botte). comunque, c’è anche da dire che esistono i veri “ignari del pallino”: a volte l’equipaggiamento, che ricopre gran parte del corpo, attutisce il rumore del bb e non ci si accorgere di essere in fallo, ma gli sbagli in buona fede rimangono purtroppo pochi.
gli scenari possono essere turbati dal personale estraneo alla partita. a volte si gioca in una proprietà privata ma quasi sempre vengono scelti per questioni di necessità dei terreni concessi dal comune. in questa sede, se si parla di località montane potrebbero verificarsi degli incidenti con gli escursionisti, i bambini troppo curiosi e i cacciatori. in particolar modo con questi ultimi, che di solito girano in mimetica e fucile. anche se di rado, nella confusione potrebbero essere riconosciuti come dei giocatori in pattuglia. ma secondo me il vero problema non sono gli sconosciuti sul terreno di gioco ma i cartelli di avvertimento che non vengono affissi (per non parlare dei pallini biodegradabili che vengono spesso “confusi”, proprio per sbaglio, con quelli di sola plastica). in tanti anni nessun ignaro in terreno di gioco si è fatto tanto male da suscitare l’interesse dei giornalisti, che su questo punto non vedono l’ora di fare breccia per attaccare.
c’è un dilemma ricorrente. ogni club ha la sua interpretazione dello sparo ravvicinato: se due softgunners si trovano a circa 2-3 metri l’uno dall’altro è giusto sparare? nella maggior parte dei casi ciò si conclude con uno o più bolloni rossi sulla pelle, perché hai solo qualche frazione di secondo per accorgerti dell’altro, e in una frazione di secondo non ti metti a pensare, spari. cosa dice la procedura? c’è molta confusione su questo punto. tra chi dice di toccare con mano l’avversario, chi afferma che devi dire al nemico: “colpito!”, quelli che dicono di colpire gli stivali e quelli che dicono di sparare per eliminare ogni dubbio non ci ho mai capito niente. il problema sta nel fatto che se, per esempio, ci sono 20 giocatori, 10 la penseranno in un modo e altri 10 in un altro. di solito nessuno cambia idea sulla questione, e si assiste a innocue ma spiacevoli divergenze. i più giovani o i meno esperti giustamente preferiscono non essere colpiti, quelli grandi, grossi e rudi vogliono il “sangue”. almeno dalle mie parti, ci si mette d’accordo per non sparare e alla fine ci sono i duri d’orecchi che lo fanno lo stesso dicendo che si sono sbagliati, ma non gli butterei la croce addosso: è una incongruenza che non si risolve ne da una parte ne dall’altra. secondo me hanno tutti ragione e tutti hanno torto.
invece una vera e propria piaga sono le squadre senza regolare associazione che giocano su suolo pubblico e i giocatori zuzzurelloni che fanno delle asg degli strumenti di paura per scherzi che chiamarli stupidi e limitativo. queste sono le cose che fanno più rabbia, perché possono essere evitate. abbiamo una situazione che è già precaria di suo, non abbiamo certo bisogno di qualcuno che faccia contenti i giornalisti regalando loro delle notizie pronte per essere gonfiate ed enfatizzate. ma che ci vogliamo fare: ogni cesto ha la sua mela marcia.
purtroppo neanche il softair è esente da decessi. in italia sono 2 le vittime che tutti ricorderemo: nel 1993 daniele bianchi cadde accidentalmente in un burrone mentre era braccato dai compagni, dopo fu la volta di gigi mazzoglio che venne colpito da un malore durante l’incontro. io li rispetto, ma non metterei la loro morte su un piano del tutto negativo: grazie a daniele adesso vengono effettuati controlli del terreno con maggiore perizia e grazie a gigi ora è necessario un certificato di buona salute che attesti la propia idoneità fisica. cose che probabilmente hanno salvato, se non la vita, delle brutte esperienze. tutti gli altri sport, eccetto i meno movimentati come golf, scacchi, ping pong ecc., sono molto più pericolosi e riportano un numero di vittime a volte molto alto. tutto questo trascurando gli sport estremi riconosciuti come tali nonostante fossero concepiti col solo scopo di mietere vittime.
sono questi i talloni di achille di un’attività domenicale che vista da un occhio superficiale può apparire depravata, pericolosa e malsana. io ho preferito elencare quelle che secondo me sono le imperfezioni dello sport che amo, piuttosto che passarci sopra solo perché siamo oggetto di critiche continue e ci dobbiamo difendere con fermezza e decisione. sembro un po’ come un pestato che chiede scusa al pestatore, ma mi sentivo in dovere di mettere da parte l’ipocrisia e ponderare su i limiti della nostra attività. ma non c’è certo pericolo che sminuisca il softair con queste quattro righe, i suoi pregi surclassano i difetti… e di gran lunga. non pretendo che questa passione (per molti solo un passatempo) debba piacere per forza, mi risulta ci sia ancora libertà di pensiero e parola. l’unica cosa che preferirei facesse l’interlocutore quando gli descrivo per la prima volta il softair è soffermarsi anche solo qualche momento a meditare su quello che sto dicendo e poi partorire un giudizio positivo o negativo che sia. l’errore che si commette sempre è associare immediatamente l’idea della battaglia simulata alle atrocità della guerra, senza nemmeno passare per tutti i buoni propositi che abbiamo. a mio parere siamo vittime di un ragionamento istintivo e frettoloso. cosi come preferirei che l’interlocutore ci pensi prima di mettersi contro le mie tesi, preferirei che anche quelli favorevoli facciano una oculata analisi (ahimé, vorrei che lo facessero non solo quando parlo di softair). essere softgunner a tutti gli effetti comporta una paziente dedizione e impegno monetario non indifferente che parecchie persone pensano di poter sostenere quando invece non lo fanno, e mettono in difficoltà il gruppo che fa affidamento su tutti gli iscritti. anche se, per accumulare un numero ingente di partecipanti in modo da non chiudere baracca, alcuni capoclub tralasciano la clausola dei soldi.
io gioco da 2 annetti, solo da 1 faccio parte della neoassociazione a.r.e.s., di formia (lt). sono un player senza infamia e senza lode (diciamo senza lode). nei tornei ufficiali il mio ruolo sarebbe cartografo. anche se da solo mi oriento piuttosto bene, di cartografia ne so poco. era l’incarico che più si addiceva alle mie capacità fisiche e alla preparazione tattica di stampo piuttosto hollywoodiano: pare che quando sparo ricordo la famosa scena dove tony montana dalle scale fa fuoco sui colombiani o comunque qualche altro film d’azione.
in definitiva si tratta solo di convincere la gente che non siamo dei depravati, ma vale la pena tentare di far cambiare idea a queste persone? sono d’accordo che il softair debba prendere piede e conquistare nuovi partecipanti, ma quando una cosa piace a troppe persone finisce sempre per diventare squallida.
carlo “charly driver” guida


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