poncho roll - consisteva in un quadrato di stoffa, dello stesso materiale usato per il webbing, che veniva arrotolato attorno al poncho così da permetterne l’aggancio al cinturone: una sorta di piccoli moschettoni (due) agganciavano i relativi anelli a “d” posti su bordo inferiore della belt, proprio al di sotto delle kidney pouches. due cinghie, munite degli stessi moschettoni, impegnavano gli anelli presenti alle estremità inferiori delle ammo pouches, raggiungendo il duplice scopo di impedire al poncho roll di svolazzare troppo e di mantenere l’assetto angolato delle stesse tasche porta-caricatori.




la chiusura del poncho roll era affidata al solito sistema di linguette ed anelli rettangolari, con tre diverse possibilità di regolazione a seconda che il contenitore fosse vuoto, ospitasse il poncho piegato stretto, o contenesse, oltre al poncho, anche parte dell’equipaggiamento nbc. all’esterno era inoltre cucito un sistema di ritenzione realizzato a misura della testa del piccone (una tasca ne accoglieva l’estremità appuntita ed una patta ne imprigionava quella piatta).




noto tra la truppa con l’appellativo di bum roll, si rivelò sempre più scomodo man mano che sui campi di battaglia si diffondevano i mezzi di trasporto terrestri ed aerei: trovarsi la testa di un piccone che sbatacchiava sul coccige ad ogni scossone del camion o mezzo blindato non era il massimo della vita, per tacere degli angusti seggiolini degli elicotteri. la soluzione “da campo” consisteva allora nel capovolgere il cinturone, in modo tale che i due anelli a “d” venissero a trovarsi in alto, per agganciare ad essi il poncho roll, posto ora al di sopra delle kidney pouches. la perdita dei due punti d’aggancio laterali era spesso compensata dall’uso di una corda elastica che veniva fatta passare sopra il poncho roll, tra le kidney pouches, dietro al cinturone. sono anche attestati casi in cui venivano portati contemporaneamente due poncho roll, uno sotto ed uno sopra le kidney pouches, fermati sempre con una corda elastica: il bum roll in eccesso ospitava solitamente l’equipaggiamento nbc d’ordinanza o supplementare.







large pack - a condividere con il bottle pouch il titolo di “pezzo peggio concepito” c’era il large pack (o field pack), una sorta di zainetto neanche utilizzabile autonomamente (per quanto alcuni testi riportino notizie di modifiche artigianali, frutto dell’ingegno di singoli soldati, che avrebbero montato al pack degli spallacci imbottiti).
composto essenzialmente da una tasca centrale larga ma poco profonda e due tasche decisamente più piccole ai lati, era corredato da una serie di cinghie poste superiormente (per consentire il trasporto del sacco a pelo) e sul davanti (per il trasporto dell’elmetto quando non indossato). sempre sul davanti era poi fissato un aggancio per il manico dell’attrezzo da scavo, identico a quello montato sul yoke, che sopperiva all’inutilizzabilità di questo quando coperto dal large pack indossato. sul retro era cucita una targhetta di stoffa bianca che permetteva di “personalizzare” lo zaino riportandovi nome e matricola.



privo di intelaiatura rigida, doveva essere riempito con cura maniacale così da evitare che collassasse su se stesso (in particolare se portato con il sacco a pelo fissato in cima).
dal dorso, in alto, partivano due cinghie regolabili e che terminavano con due semplici ganci, questi ultimi destinati ad impegnare i d-ring cuciti anteriormente al yoke. altre due cinghie con moschettoni simili a quelli del poncho roll consentivamo una maggior stabilità laterale se agganciati agli anelli delle ammo pouches. inutile dire che un sistema di fissaggio così complicato faceva sì che, per toglierlo, fosse necessario parecchio tempo e magari, anche un aiuto esterno …



la scarsa capienza, la scomodità delle fibbie di chiusura ed un’impermeabilità soltanto nominale ne fecero uno dei pezzi di equipaggiamento più odiati. di uso obbligatorio durante l’addestramento ed in certe occasioni ufficiali (parate, celebrazioni reggimentali, sbarchi ufficiali di nuovi contingenti in determinati teatri ecc.) venne presto relegato a semplice contenitore dei proprio effetti personali, quasi fosse una “sacca del marinaio”, buono per trasportare le proprie cose dal mezzo di trasporto alla buca individuale e ritorno. anche l’idea di fissarvi l’elmetto ed il manico dell’attrezzo da scavo venne presto abbandonata: oltre a renderne difficoltosa l’apertura, ne aumentava l’ingombro, sbilanciando tutto il carico.



sul campo venne pertanto soppiantato spesso e senza rimpianti dal bergen gs (che condivideva con la radio prc135 la stessa intelaiatura metallica), dallo zaino da parà o da altri modelli reperiti sul mercato civile, diffusissimi a partire dagli anni ’80, in particolare dopo la guerra delle falkland.