Originariamente inviata da
Mene
Buongiorno, desidero premettere che quello che scriverò nelle prossime righe vuol essere solo la mia testimonianza dei fatti che ho vissuto in prima persona di cui qualcuno accennava qualche post indietro relativo al lancio di sassi e ai mezzi che investono persone e alla conseguente reazione dell'organizzazione dell'evento.
All'incirca verso le 00.00, dopo un pomeriggio e una serata decisamente prive di emozioni e ingaggi passato a fare ronde di guardia e birdwatching al campo base "Tang Sou Nut", finalmente i ns colonnelli ci inviano in area operativa con l'ordine di aggregarci ad altre due squadre che sono prossime a sferrare un attacco ad un campo base vietcong. Carichi e felici ci imbarchiamo sul trasporto e riusciamo a raggiungere le altre due pattuglie che nel frattempo si sono già incamminate lungo la strada che porta al campo viet (siamo circa 40 op).
A metà dell'avvicinamento c'è un primo ingaggio notturno tra la pattuglia di testa e quella che si scoprirà poi essere un'altra pattuglia americana che si stava avvicinado allo stesso obbiettivo. Nel "blu su blu" ha la peggio la seconda pattuglia (SI DICHIARANO ONESTAMENTE E SI METTONO A BORDO STRADA CON LE LUCI ROSSE ACCESSE). I superstiti proseguono...
Proseguiamo incolonnati lungo la strada e 200 mt dopo, altro ingaggio, stavolta siamo vicini al campo viet, io e il mio gruppo siamo nelle retrovie e per non rischiare di fare altri "blu su blu" diamo supporto alle prime linee con le luci profonde e vedo piovere pallini strisce di pallini (in andata e ritorno) ma nessuno colpito (!)
Poi le torce si spengono...tentiamo un'altro assalto ma nulla...neanche un eliminato... quando ad un certo punto dalla testa del gruppo sento alcuni urlare "Oh ma che xxxx lanciate sassi!!!"
Subito dopo dal campo viet appaiono due fari, è "un armadillo" (un piccolo furgoncino verde a 6/8 posti usato dai vietcong) che sta tendando di risalire la strada carrabile, davanti a lui piovono copiosi i cyalumi rossi che da regolamento dovrebbero fermarlo e "distruggerlo"... ma niente, il mezzo non si ferma, continua ad avanzare tra due file di persone che si scansano sui bordi e inveiscono contro gli occupanti del mezzo.
Quando il mezzo arriva a una decina di metri da me noto che alcuni stanno sparando sul mezzo, il parapiglia è totale. Il mezzo mi passa di fianco, e in quel momento che capisco e vedo tutto. C'e una mitragliatrice che sporge dal tetto del furgoncino e sta sparando all'impazzatta sugli operatori a bordo strada - che preme il grilletto ha solo il braccio fuori dal tetto.
Persone furibonde tornano sui propri passi, se ne sentono di tutti i colori ma la voce predominante è "facciamo i bagagli e andiamocene", il furgone continua la sua strada sparando.
Riusciamo a raggiungere il campo base americano piu vicino e la gente inizia a dare fuori di matto (potete immaginare, di notte 40 persone che urlano, non si capisce nulla) riesco a radunarmi alla mia squadra e scopro che un mio compagno è stato colpito allo zigomo, a 3 cm dall'occhio da un colpo sparato dal furgone da 60 cm. Ci assicuriamo che la situazione non sia grave e tentiamo di ristabilire la calma.
Il ns. marconista informa il comando, che è già al corrente e si sta muovendo verso il campo per valutare la situazione, mettere ordine nel parapiglia e cercare i responsabili di tale casino. Difatti, dopo pochi minuti arrivano le jeep del comando Macv, pochi minuti per essere ragguagliati sull’accaduto e di nuovo via verso il campo vietcong nel frattempo noi ci avviamo lungo la strada asfaltata verso il ns campo base per fare i bagagli.
Dopo alcuni di cammino lungo la strada, sentiamo delle auto. Sono le jeep dei comandanti che tornano verso il ns. campo base, sfacciatamente chiediamo un passaggio. Ci fanno salire e noto che accanto al posto di guida è seduto il conducente del furgoncino (l’hanno BECCATO!!!!)
Arrivati al campo il genio viene condotto nella tenda comando insieme al generale Vietcong, da li in poi si odono per tutto il campo base solo le bestemmie e gli insulti del colonnello “Gigi furioso”. Impossibile non ascoltare... gli organizzatori sono sgomenti per l’accaduto, furiosi con i responsabili del campo vietcong. La sentenza e perentoria “FATE I BAGAGLI E VE NE TORNATE A CASA”.
Dopo un’oretta di discussione all’interno della tenda comando, fuori dalla tenda fanno capolino un gruppetto di soldati attirati dal casino, e finalmente esce il colonnello. Il viso è paonazzo, l’umore è nero come la pece, si avvicina a noi allora io discretamente gli allungo un goccetto per cercare di stemperare un po’ la tensione e ci comunica che il gioco è sospeso, ci invita ad andare nelle nostre tende a riposare e ci comunica che le operazione riprenderanno l’indomani senza la fazione vietcong e con una nuova riorganizzazione.
Preso atto di ciò, ci consultiamo tra noi e decidiamo di rimanere sino alla mattina come gesto di rispetto verso un’organizzazione che, a mio modesto parere, ha saputo individuare i colpevoli dei gesti che vanno al di là della disonestà e hanno messo in pericolo l’incolumità degli altri partecipanti.