meritato riposo
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ciao ragazzi...
sono lucio degli opfor di roma... detto in altri termini lo sdentato!
un ringraziamento va sicuramente agli organizzatori che hanno fatto il possibile per regalarci un weekend iperdivertente!
speriamo che la cosa abbia seguito in quanto con qualche piccolo ritocco (tipo l'esclusioni di quei club che non hanno per nulla interpretato lo spirito dell'iniziativa) potrebbe diventare uno degli eventi piu' divertenti in italia.
solo due cose... la prima è che il "tizio" che mi ha spaccato il dente... sicuramente si sarà fatto prendere la mano vista la loro continua difficoltà a difendere il savoy che li ha poi portati a non rispettare il rientro per riuscire nella loro impresa...
.... la seconda è che il nostro vietnamita (abbondantemente studiato :-d:-d:-d) era vero...
pronunciando chùng ta oi.... di diceva.... andiamooooo!!!!
poi che a noi uscisse uno strimizito cuntadìn... b'è quello è un altro discorso! :roftl::roftl::roftl::roftl::roftl:
comunuqe... grazie a tutti e arrivederci alla prox edizione!
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op-for
opposing forces - roma
www.opfor.net
opfor.forumfree.net
softair realistico e reenacting
su avanti tutti con le foto!!!!
falcio vogliamo il continuo della storia...
che bello, anche uno degli opfor roma commenta! e' stato un onore e un piacere giocare con voi, anche se solo per un giorno. ^^
comqunque, scusate il ritardo, ecco il debriefing di ciò che rimane del primo giorno. le avventure dei vietcong e delle forze speciali americane non sono finite ;)
il campo nord vietnamita
mentre la squadra sniper si dirige verso il campo nva per la prima volta, l’unico incontro è con un cercatore di funghi, che si diverte pure a mandarci sulla strada sbagliata, che riusciamo comunque a ritrovare da soli dopo poco tempo. la strada è lunga e abbastanza faticosa; pur mantenendoci in assetto, pronti a sparare a qualunque cosa non sia vietnamita, ogni tanto ci scambiamo qualche impressione sull’attacco appena concluso e, essendo tutti dei figuranti dell’organizzazione, il presidente ci rivela alcuni piani per il resto della giornata.
sono circa le 16:00. quando ci avviciniamo al campo nva, siamo abbastanza tranquilli, ma riusciamo comunque ad accorgerci di un soldato delle sf sulla strada che stiamo percorrendo. in un primo momento ci ributtiamo in occultamento nella vegetazione per analizzare la situazione; fabio ha preso una strada più larga e non riusciamo a contattarlo per avvisarlo. decidiamo quindi di uscire e attaccare la squadra, ma, inspiegabilmente, il soldato che avevamo visto solo un momento prima è come sparito nel nulla e non si capisce dove sia potuto arrivare in così breve tempo. non vedendolo più, procediamo lungo la strada verso il camp nva che è ormai in vista.
frank castle, che è in testa al gruppo, seguito da polonio, falcio e fabio per ultimo, si affaccia per guardare verso il campo, il quale è più in basso rispetto alla nostra posizione. io, in quanto sniper, occupo una posizione un po’ più nascosta nella vegetazione, appena in tempo per vedere il presidente puntare il suo ak a vomitare morte sulla squadra di sf giunta nel bel mezzo del campo deserto per la ricognizione, riuscendo a falciarne 4 prima di venire colpito a sua volta. io e fabio (l’altro sniper) non riusciamo a vedere gli americani dalla nostra posizione arretrata mentre polonio riesce a sparare alcune raffiche, che però sembrano non sortire alcun effetto prima che egli venga colpito. sapendo che l’ingaggio non è finito, i restanti sf si adoperano per eliminare anche noi cecchini, avanzando cautamente nella direzione da cui siamo venuti. dopo poco, uno di loro entra finalmente nella mia visuale. e’ ancora parzialmente coperto da alcuni rami quindi mi limito a mirare e attendere il momento giusto per sparare; è una situazione difficile per me, in quanto all’americano basterebbe girarsi per vedermi, io posso solo aspettare il momento giusto e cercare di sparare per primo: mia sfortuna; fabio spara prima di me e manca il bersaglio, il quale si gira nella direzione da cui è venuto il colpo e anziché vedere lui, vede me, annaffiandomi di pallini prima che il mio colpo singolo possa vere una qualche speranza di penetrare quelle poche, ma dannatamente fastidiose frasche.
per ora posso solo unirmi agli altri morti e preparare il logbook da compilare attendendo la fine dell’ingaggio,il quale si conclude poco dopo senza che fabio dei folgorati di tavernelle riesca a colpire il soldato delle sf, che può ora vantare 3 uccisioni in un solo ingaggio.
quando gli sf ripartono alla volta di camp savoy con le informazioni ottenute dalla loro ricognizione, incontriamo finalmente dx-ronin, nei panni del generale nva “fan son tinh”, da noi chiamato più ironicamente “manzotin” per la somiglianza delle due parole; egli è fin’ora rimasto solo nel campo nva ed è stato il suo unico difensore fino al nostro arrivo.
esausti, i componenti dell’unità 5 sistemano l’equipaggiamento nel campo per prendersi un ora di meritato riposo, in quanto è l’unica unità dell’evento che dall’inizio delle ostilità non si è mai fermata.
mi guardo intorno ed esamino il campo: e’ molto più piccolo e spartano di quello usa, ma molto più pittoresco. costruite il giorno prima, 3 tettoie, una gabbia per i prigionieri e l’immancabile bandiera nord vietnamita, completano il nostro campo. il tutto è arricchito da 3 mortai e un bunker difensivo, che è in realtà un piccolo capanno incivilmente lasciato lì da dei cacciatori, apparentemente molto tempo prima. altra cosa molto spiacevole che non posso fare a meno di notare è il gran numero di cartucce vuote lasciate a terra a marcire sempre dai cacciatori; non posso fare a meno di pensare che bisogna essere davvero infingardi per non prendersi nemmeno la briga di raccogliere le 2 o 3 cartucce sparate in un terreno così aperto.
frank castle riparte dopo poco per coordinarsi con gli altri responsabili, lasciando me, polonio, fabio e dx-ronin soli al campo nva a riposare.
io ne approfitto per mangiarmi un panino alla mortadella, che divoro avidamente in meno di un minuto, non avendo mangiato nulla dalle 7:00 di quella mattina. passiamo molto tempo a sistemarci dopo tutta la fatica fatta e il fango raccolto. fabio e polonio occupano la gabbia per i prigionieri e si divertono a cercare di colpire il sottile palo della bandiera vietnamita. polonio sembra divertirsi un sacco con il mio fucile da sniper, che gli lascio volentieri per divertirsi un po’. proprio mentre ricarico i caricatori del mio vsr-10, fabio nota come io sia sprovvisto dell’apposito bb loader, cosa che mi costringe a infilare uno ad uno i pallini nel caricatore da 30; proprio lui mi salva prestandomelo un paio di volte. polonio esibisce la sua colt 45. a molla, lasciandomela per un po’ visto che dobbiamo comunque restare pronti a respingere eventuali pattuglie americane che potrebbero arrivare in qualsiasi momento.
dx-ronin intanto ascolta attentamente la radio del campo sintonizzata sul canale dell’organizzazione, scambiando con noi qualche battuta ogni tanto.
mentre fabio e polonio continuano a contare quante volte riescono a colpire la bandiera, io ho l’occasione di sfoggiare la mia bravura con le pistole, sorprendendo anche me stesso e colpendo il sottile palo 5 volte su 6 da una distanza di circa 10 metri, da cui invece i fucili da sniper mancano numerosi colpi. scambiamo anche qualche opinione sull’equipaggiamento: tutti restiamo sbalorditi davanti all’ottica originale polacca di fabio.
dopo circa un ora, sentiamo arrivare qualcuno dalla strada da cui eravamo arrivati. inizialmente saltiamo tutti al riparo, credendo si tratti delle sf in cerca di un pilota abbattuto. io sono armato solo della pistola a molla di polonio, i due cecchini sono entrambi allo scoperto e in una posizione dalla quale non possono uscire facilmente ne girarsi per sparare, dx-ronin è addirittura disarmato. fortunatamente si tratta degli opfor di roma, tornati al campo base per un po’ di riposo e prepararsi a ricevere le stesse sf attualmente alla ricerca del pilota, che è stato catturato dai vietnamiti prima che le sf potessero localizzarlo.
benché non sia ancora stato portato al nostro campo, cominciamo già ad organizzarci: polonio, innamoratosi dei fucili da sniper, si appresta ad appostarsi con il mio fucile per il prossimo ingaggio; sia lui sia fabio ci mettono molto per mimetizzarsi alla meglio dietro un cumulo di rami di alberi tagliati; gli opfor piazzano delle trappole sonore lungo la strada e posizionano il loro uomo armato di mitragliatrice leggera, l’unica dei vietnamiti; io mi limito a pattugliare la vicina strada, avendo già scelto in precedenza la posizione in cui mi nasconderò…
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e dopo questo riposo, finalmente toccherà agli americani attaccare il campo nva, prima della conclusione della giornata con l’eclatante (ehm, scusa racignmania ) attacco finale in notturna dei vietcong contro camp savoy, nel prossimo episodio: il salvataggio del pilota
speriamo solo di trovare il tempo di scriverlo a breve… ^^;;
perdonatemi, ma non riesco a vedere le foto!
ack, è vero, le foto non si vedono più. fire, meglio se usi imageshack anzichè photobucket :ops:
comunque, eccoci al nuovo appuntamento con il debriefing che vi racconterà, per quanto possibile dagli occhi di uno sniper dei vietcong, cosa è successo nell’evento/reenactment vietnam “green berets: operation golden snake”. divertitevi se vi va di leggere.
il salvataggio del pilota
il campo nva comincia a fortificarsi mentre aspettiamo che il pilota catturato venga portato al nostro campo. altri rinforzi confluiscono nel campo, tra cui firefire (che si chiama in realtà solo “fire”) che nell’attesa si diverte pure lui con i fucili da sniper e, notando come io sia sprovvisto di bb loader, si offre di vendermi uno dei suoi la domenica successiva.
passa molto tempo, io vado a fare una piccola ricognizione nei dintorni e mi addentro in un punto del sottobosco che mi incuriosisce per il fatto di essere talmente fitto da risultare completamente buio e offrire una visibilità di 10 metri scarsi, forse è anche questo che inconsciamente mi suggerisce di fermarmi a vuotare il serbatoio, ricordandomi solo ora, 17:45 inoltrate, che non lo faccio dalle 7:00 di mattina. torno al campo un paio di volte prima di venire mandato ad assicurarmi che charly, il pilota, ritrovi la strada, e solo una volta che è stato legato nella gabbia vado nella posizione che mi ero scelto, ora armato dell’ak di polonio a cui ho lasciato il mio vsr-10 per l’imminente scontro.
non si capisce se le sf ci stiano mettendo tanto ad arrivare perché se la stanno prendendo comoda o se hanno perso la strada. gli opfor di roma hanno il tempo di piazzare le loro mine sonore con il goniometro nella lunga attesa. un nostro operatore, andrea, che sta difendendo il campo, fa divertire tutti abbaiando parole senza senso che dovrebbero somigliare a una lingua asiatica, dicendo poi che è più o meno come parlavano in una vecchia serie di mazinga. tra me e me penso che effettivamente potrebbe anche somigliare un pochino al giapponese, ma a chi, come me, ne mastica qualcosina, sembra che andrea dica solo “rumorerumorerumoreee! (otootootooo!)”; in questo frangente di pensieri linguistici faccio anche un breve ripassino di quel poco di lingua vietnamita che conosco, ma concludo che non riuscirei nemmeno a dire la più elementare delle frasi adatte alla situazione.
dopo un ora buona di attesa, gli opfor di roma ci avvisano che hanno avvistato le sf in avvicinamento lungo la strada principale. improvvisamente tutti si zittiscono; dal mio nascondiglio, che nasconde poco e nulla, posso vedere il mitragliere degli opfor di roma starsene ben nascosto, più un altro loro elemento andare verso la strada per aiutare altri vietcong ad intercettare la squadra americana. questa volta passa poco tempo prima di sentire le prime sparacchiate in lontananza che si avvicinano man mano, diventando sempre più intense. andra, che riesce finalmente a vedere le sf da una posizione arretrata rispetto a quella mia, degli sniper e degli opfor di roma, grida, “otoooo-‘merigano! ototoooo- du’merigano!”.
dopo poco, ecco che finalmente ne vedo uno anche io. apro il fuoco con brevi raffiche lungo la strada mentre due degli opfor si allargano su un fianco, su cui spariranno dalla mia visuale fino a che non verranno colpiti dopo aver fatto diverse vittime. la squadra americana ha un medico a disposizione, mentre noi vietnamiti non possiamo rientrare in nessun modo.
sparando ne colpisco due sulla strada, poi decido di arretrare un po’, in quanto le difese nva sembrano risultare proibitive per le sf che impiegano diverse decine di minuti per avvicinarsi al nostro campo, subendo diverse perdite. io, in quanto semplice figurante dell’organizzazione, evito accuratamente di sparare al loro medico per permettere agli iscritti delle sf di continuare a giocare, cosa fatta anche degli altri figuranti ascu.
arretrando assumo una posizione in cui risulto più facile da colpire; anche se non posso sapere il conteggio esatto, ho come l’impressione che ogni vietnamita stia colpendo almeno 4 americani prima di venire eliminato. dopo 30 minuti abbondanti, tutti gli opfor sono stati eliminati; io non posso far altro che notare con piacere come, al contrario di alcuni giocatori americani, i ragazzi di roma si dichiarino anche solo per essere stati presi di mira senza venire davvero colpiti.
mi metto accucciato dietro a un cumulo di rami, sporgendomi ogni tanto per sparare qualche raffica, che però non va mai a segno, prima di venire colpito alla fronte (fortunatamente porto la maschera) da un pallino singolo, sceso su di me a palombella; pur non essendo davvero sicuro che si trattasse di un bb preferisco dichiararmi lo stesso, anche perché ho l’impressione che la difesa sia fin troppo tosta per essere ormai composta solo da organizzatori.
mi raduno con gli altri morti in fondo al campo nva e non posso fare a meno di provare un po’ di pietà per il nostro povero charly che sta immobile nella gabbia, legato come un salame da quasi un ora con le sf che non riescono a sfondare per salvarlo.
eventualmente, gli sniper eliminano il medico americano, un po’ anche per smetterla con la pietà da organizzatori e far decidere gli americani a impegnarsi di più; la cosa costringe i due sf eventualmente rimasti, a procedere con cautela. non passa molto tempo prima che anche gli sniper vengano eliminati e si uniscano a noi morti; alcuni commentano ironicamente, “queste forze speciali non sono poi tanto speciali”, qualcuno si diverte anche a fare battute sul povero charly che per tutto il tempo resta stoicamente zitto e immobile.
ormai sono rimasti solo ph e dx-ronin a difendere l’area del campo. proprio quando ph dice a dx-ronin, “aho, ce tocca de facce ammazza.” l’ultimo sf, che ha effettuato un ottimo aggiramento, gli spara una raffica al braccio da 5 metri dopo essersi avvicinato di soppiatto. dx-ronin ride divertito, rivelando la sua posizione e dichiarandosi solo per essere stato mirato.
ora che il campo nva è stato ripulito, possiamo cominciare a organizzarci per il successivo inseguimento della squadra di salvataggio, la quale può adesso slegare il pilota e dargli una pistola per la difesa personale.
a differenza di noi, le sf non possono prendersi neanche un minuto di riposo prima di partire per riportare il pilota salvato a camp savoy.
la fine della luce
noi vietcong ci prendiamo un po’ di tempo per ricomporci, e per raccogliere tutte le nostre cose, dal momento che per oggi non torneremo più al campo nva. anche se il sole non è ancora calato del tutto, è già sparito dietro alle nuvole che si stagliano all’orizzonte, rendendo tutto più buio; questo però non ci fa passare la voglia di giocare.
dobbiamo aspettare 15 minuti prima di lanciarci all’inseguimento del sf con il pilota salvato, anche se in realtà nessuno di noi spera di riuscire a raggiungere gli americani con uno svantaggio di tempo così ampio. la marcia ha come scopo anche quello di raggiungere camp savoy prima dello stop per la notte, la quale si preannuncia piovosa.
siamo tutti abbastanza stanchi e infatti procediamo un po’ a rilento; come già immaginavamo, le sf sono ormai lontane. tra tutti, io sono quello che più spera di riuscire a raggiungerli, tanto che per la maggior parte della durata della marcia cammino così svelto da lasciarmi alle spalle il resto del gruppo per brevi tratti. si vocifera di una possibile imboscata che le sf potrebbero tenderci per far guadagnare tempo alla squadra che scorta il pilota, ma l’inutilità di tale manovra in una situazione del genere ci fa intuire fin da subito che l’eventualità è altamente improbabile, giungiamo infatti nei pressi di camp savoy senza un solo contatto.
sono quasi le 21:00. quando siamo vicini al campo americano incontriamo frank castle, il quale ci annuncia che anziché alle 23:00, la partita verrà sospesa alle 21:30 a causa del cielo che promette pioggia a breve.
radunata nei pressi del campo c’è tutta la fazione vietnamita: vietcong e soldati nva, tutti pronti a lanciare un ultimo, massiccio attacco contro gli americani. questa volta non è un attacco volto a punzecchiare; il nostro obbiettivo è rubare la bandiera delle forze speciali al centro del campo. non attaccheremo nemmeno a ondate, semplicemente ci scaglieremo contro di loro tutti insieme e cercheremo di sfondare.
tutti ci organizziamo alla meglio. io, rientrato in possesso del mio fucile da sniper dopo averlo prestato a polonio, mi assicuro che entrambi i miei caricatori siano pieni e che il mio equipaggiamento possa reggere un ultima azione. ormai siamo tutti pronti e siamo a un passo da camp savoy (e gli americani non si accorgevano di nulla, che niubbi :-p).
fabio, il secondo sniper, si posiziona strategicamente per colpire il soldato americano sulla garitta e aprire l’attacco. per quest’occasione non si tiene più conto delle varie unità d’appartenenza.
mentre si fa sempre più buio, noi diventiamo ancora più agguerriti di prima.
parte il colpo dello sniper, e proprio mentre il soldato colpito si dichiara, tutti sfrecciano all’attacco.
gli opfor di roma usano i fischietti per dare il segnale d’attacco, rendendo tutto molto più suggestivo.
tutti gli altri vietcong lanciano grida di battaglia solo parzialmente sovrastate dal crepitare delle loro asg che sparano tutte assieme mentre corriamo.
gli americani sono colti completamente di sorpresa; la maggior parte di loro stava bivaccando proprio sotto il nostro obbiettivo, cosa che li rende bersagli facilissimi per noi.
intere unità di bivaccatori vengono falciate all’istante mentre pochi soldati più attenti si affrettano a prendere posizione dietro i loro bunker per rispondere al fuoco.
io, in quanto dispongo solo di colpo singolo, trovo una buona posizione su un fianco, riuscendo, insieme a altri due ragazzi, a intrufolarmi all’interno del campo senza essere visto; in questo momento sarei molto curioso di sapere come debbano essersi sentiti gli americani a vedersi arrivare contro un ondata di vietcong urlanti. mi sdraio sotto un cespuglio proprio accanto alla garitta per avere una buona visuale sul bunker più grande visto che non posso più andare avanti senza espormi.
gli americani hanno ormai rinforzato le difese e la prima ondata di vietcong è stata decimata nonostante abbia occupato una consistente quantità di terreno che rende la difesa del campo molto più ardua. dalla mia posizione non riesco a vedere nessuno oltre ad alcuni arbitri radunati attorno al cuciniere su cui stanno preparando le salsicce per tutti (e ci intimano ovviamente di fare attenzione a non colpirli accidentalmente).
i vietcong tornano subito all’attacco e qui si verifica una spiacevole scena che non sono riuscito a vedere di persona.
un simpaticone armato di m60 sembra essere sordo alle grida di chi, colpito, si dichiara. racignmania è uno dei malcapitati che, dichiaratosi, continua a ricevere impallinate gratuite, al chè una volta giunto all’esasperazione si alza gridando, “mortoooooo!!!”. pessima idea, purtroppo. un pallino lo colpisce a un dente, provocandone la rottura. purtroppo pare che più di un americano abbia avuto il vizietto di sparare alla testa dei morti che pure avevano il drappo rosso in testa.
dalla mia posizione, passo il resto dell’ingaggio vedendo solo una testa sporgersi dal bunker, che però non posso colpire a causa di alcuni rami sulla sua traiettoria. l’ingaggio viene interrotto una decina di minuti prima del previsto a causa del peggioramente delle condizioni meteo. a me rimane almeno la soddisfazione di non essere mai stato colpito durante l’ingaggio pur essendo praticamente all’interno di camp savoy.
questa giornata è giunta al termine. tutti depongono le armi per andare a mangiare tutti insieme prima di coricarsi nelle tende o nelle auto parcheggiate poco lontano dalla zona di gioco. gli ospiti vengono serviti per primi, i figuranti dell’organizzazione seguono a ruota. abbiamo smesso appena in tempo per ripararci da una pioggia abbastanza intensa e dal buio più fitto…
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per adesso è tutto, ma non è mica finita qui, eh ;) abbiamo ancora il secondo giorno da raccontare: la cattura del generale fan son tinh, il disperato tentativo di liberarlo e la conclusione dell’operazione “golden snake”, restate sintonizzati!
bhe? ma sono solo io a postare i debriefing? su, ragazzi, raccontate anche voi le vostre storie. :taz:
racignmania, dicci come stai adesso? speriamo tutto apposto, dacci un segnale! :beer:
ri-mettiamo qualcosa....visto che non si vede più nulla delle precedenti...
el vécio!!
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fire non si vede una mazza delle foto che hai postato :wink2:
ma a me mi si vedono!!! le rimettero'!!!!!!!!!!